venerdì 27 aprile 2012

UNA PROPOSTA: MAI PIU' POLLEDRI E TRESPIDI SUL PALCO DEL 25 APRILE.

Tanta gente è scesa in piazza, anche a Piacenza, questo 25 aprile per commemorare la Liberazione. E' una gran bella notizia, che dimostra la vitalità dei valori della Resistenza e dell'antifascismo. Valori - uguaglianza, libertà, democrazia, pace, diritti, antirazzismo - che non fanno parte del passato, ma sono preziosi e indispensabili ancora oggi per capire il tempo presente. Del resto, anche se "quel" fascismo e "quel" nazismo sono stati sconfitti definitivamente e sono per fortuna irripetibili, nulla esclude la crescita e l'affermazione di nuovi fascismi, di nuovi nazismi, di nuove forme di autoritarismo. Se il 25 aprile continua ad essere un punto di riferimento per tante ragazzi e per tanti ragazzi, è vero che l'Italia e l'Europa non hanno assorbito, nel proprio Dna, l'antifascismo in maniera definitiva e tale da essere "immuni", una volta per sempre, da un ritorno al passato e da un profondo arretramento democratico. Quando Pier Paolo Pasolini definiva magnificamente il Pci "un Paese pulito dentro un Paese sporco", si riferiva esattamente alla coesistenza di un grande partito di massa, che si batteva per l'attuazione della Costituzione e che raccoglieva attorno a sè la parte migliore delle energie democratiche e progressiste, e un sistema politico e istituzionale in gran parte ancora fascistoide. Ancora oggi esistono forze - aprono sedi e organizzano iniziative - che si richiamano direttamente al fascismo e al nazismo malgrado la nostra Costituzione vieti la riorganizzazione del partito fascista. Mi riferisco, per fare due esempi, a Forza Nuova e a Casa Pound. Addirittura in Francia il Front National, ovvero ciò che in Italia è stato l'Msi, è arrivato alle elezioni presidenziali al 18%, raccogliendo il voto di tanti giovani e di tanti lavoratori. Il pericolo di un ritorno, in forme diverse, al fascismo e all'autoritarismo non è però solo rappresentato da forze che si richiamano in modo ideologico e diretto a quelle sciagurate esperienze storiche. Va in quella direzione chiunque spinga verso un prosciugamento della democrazia e dei diritti, anche se non è nè fascista nè nazista. Non è autoritarismo la sospensione della Costituzione e del contratto nazionale di lavoro imposta da Marchionne nelle fabbriche del gruppo Fiat alle lavoratrici e ai lavoratori? Non è un arretramento profondo e radicale della democrazia la cancellazione dell'articolo 18 - se ci arriveremo - ovvero la "liberalizzazione" dei licenziamenti a favore delle imprese? Non è un "tradimento" della Costituzione, nata dalla Resistenza, l'inserimento dell'obbligo del pareggio di bilancio dello Stato, approvato dal Parlamento nei giorni scorsi, e che porterà all'obbligo di nuovi tagli alla spesa sociale, sanitaria e pensionistica? La Costituzione, nata per spingere il Paese alla piena occupazione e alla tutela delle cittadine e dei cittadini, viene "usata" nella direzione opposta. Del resto, in Francia il successo di Marine Le Pen è stato propiziato proprio dai danni sociali provocati dalle politiche di tagli alla spesa pubblica e ai posti di lavoro di Sarkozy. Insomma: destra tecnocratica-moderata e destra fascista, seppure distanti sul terreno dell'identità politica e culturale, vanno a braccetto, si alimentano vicendevolmente: la prima prepara di fatto il terreno per la seconda. Per poter spezzare questa spirale disastrosa, sono necessari segnali chiari e forti dal mondo democratico e di sinistra. Allora torno a Piacenza e al 25 aprile. Mi sono chiesto, mentre assistivo alla commemorazione, cosa ci stesse a fare sul palco - per di più con il fazzoletto verde in bella vista - l'onorevole leghista Polledri. Lo ricordo, per dirne una, anni fa promuovere una messa in latino per commemorare la battaglia di Lepanto, assunta ad evento-simbolo contro l'"invasione" degli stranieri: che c'entra con la storia dei partigiani e con i valori della Resistenza? Ho ascoltato l'intervento del Presidente della Provincia Massimo Trespidi, con le citazioni del fondatore di Comunione e Liberazione Luigi Giussani e con i suoi strali contro il "relativismo etico": che c'entra con il 25 aprile? Penso, molto semplicemente, che il palco del 25 aprile non sia per tutti, ma sia per chi è antifascista - cattolico, riformista, comunista o altro - tutto l'anno e non solo il giorno della ricorrenza. Penso che bisognerebbe fare come a Roma, dove l'Anpi ha deciso di non invitare alle commemorazioni del 25 aprile nè il Sindaco di Roma Alemanno nè la Presidente della Regione Lazio Polverini. Il 25 aprile è una festa di tutte e di tutti, ma non tutti possono credibilmente incarnarne e rappresentarne i valori. Nando Mainardi - Rifondazione Comunista

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