<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-9148835576142897269</id><updated>2012-02-14T01:10:56.823+01:00</updated><category term='s.i.cobas'/><category term='P2'/><category term='nanni ricordi'/><category term='pino casamassima'/><category term='nuova sinistra'/><category term='la vita agra'/><category term='polo logistico'/><category term='luciano bianciardi'/><category term='canzone d&apos;autore'/><category term='referendum'/><category term='Sceresini'/><category term='federazione della sinistra'/><category term='urss'/><category term='beni comuni'/><category term='sandrone dazieri'/><category term='Palma'/><category term='ufficio affari riservati'/><category term='jannacci'/><category term='nicola arigliano'/><category term='pci'/><category term='marco bosonetto'/><category term='prc'/><category term='democrazia proletaria'/><category term='domenico piroli'/><category term='genova'/><category term='maria jatosti'/><category term='paolo conte'/><category term='socialismo di sinistra'/><category term='compromesso storico'/><category term='fiorenzuola insieme'/><category term='lotta continua'/><category term='u.s. fiorenzuola'/><category term='ala bianca'/><category term='strage Piazza Fontana'/><category term='piacenza'/><category term='Federico Umberto D&apos;Amato'/><category term='silvio pons'/><category term='anni &apos;70'/><category term='nuccio tirelli'/><category term='Scandaliato'/><category term='sel'/><category term='pollutri'/><category term='lavoratori migranti'/><category term='massimo carlotto'/><category term='gambetta'/><category term='strage'/><category term='fiorenzuola'/><category term='michelino croci'/><category term='tersite rossi'/><category term='elisa claps'/><category term='ultima spiaggia'/><category term='giacomo pacini'/><category term='parma'/><category term='enirco berlinguer'/><category term='psiup'/><category term='fausto bertinotti'/><category term='calcio'/><category term='Oridne Nuovo'/><category term='neofascisti'/><category term='compiani'/><category term='stefano tassinari'/><category term='mariano lupo'/><category term='piazza fontana'/><title type='text'>il blog di Nando Mainardi</title><subtitle type='html'>riflessioni varie scritte con la mano sinistra....</subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://ilblogdinandomainardi.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9148835576142897269/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilblogdinandomainardi.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><author><name>nando mainardi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14173128029356118318</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-hoL726BdR3A/TfB8cp9qc0I/AAAAAAAAADE/vxyfQoQP7Js/s220/nm.jpg'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>18</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9148835576142897269.post-54082139043074477</id><published>2011-12-18T00:52:00.001+01:00</published><updated>2011-12-18T00:53:36.352+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='jannacci'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='nanni ricordi'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='canzone d&apos;autore'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='paolo conte'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='ala bianca'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='ultima spiaggia'/><title type='text'>ALA BIANCA RIPUBBLICA JANNACCI (dal sito "La Britgata Lolli")</title><content type='html'>Milano, 4 dicembre 2011 - In queste settimane "Ala Bianca" sta pubblicando per la prima volta su cd i quattro lp incisi negli anni '70 da Enzo Jannacci per "Ultima spiaggia". È un'opera meritoria: quegli album, reperibili ad oggi solo su microsolco, rischiavano di essere totalmente dimenticati e rimossi. E lo stesso Jannacci, per quanto ancora oggi popolarissimo e tra i maggiori esponenti della canzone d'autore, rischiava e rischia un destino simile. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Quelli che" (1975) e "O vivere o ridere" (1976) sono per molti aspetti il colpo di coda della grande stagione del cabaret milanese, che si esaurirà definitivamente con l'arrivo degli anni '80. Qui la comicità surreale di Jannacci si confronta in modo diretto con la politicizzazione crescente di quegli anni e con una grande libertà creativa. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Jannacci, che in quegli anni svolgeva l'attività medica praticamente a tempo pieno e per questo non si esibiva più dal vivo, si muoveva a maggior ragione sganciato da qualsiasi logica commerciale. Se a tutto questo si aggiunge che per il cantautore milanese fu anche l'occasione per radunare alcuni tra i maggiori jazzisti milanesi e i suoi collaboratori "storici" (a partire dal giornalista sportivo e amico Beppe Viola), i piatti "Quelli che" e "O vivere o ridere" sono serviti. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Del primo ricordiamo brani come la celebre title-track, lunghissimo elenco di luoghi comuni e situazioni paradossali declamato con voce impassibile e seriosa; Vincenzina e la fabbrica, un ritratto di solitudine proletaria composto per la colonna sonora del film di Mario Monicelli "Romanzo popolare"; Il monumento, pezzo antimilitarista e brechtiano ispirato da un manifesto murale contro la guerra. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Del secondo citiamo Vivere, rifacimento delirante della nota marcetta di Bixio, e Per la moto non si dà, brano composto con Dario Fo e palese presa per i fondelli de Il tempo di morire di Battisti-Mogol. "Secondo te che gusto c'è?" (1977), il terzo della serie, è un lavoro di minore impatto e probabilmente risponde più che atro ad un obbligo contrattuale. Non mancano però buoni spunti, come la cover della canzone di Chico Buarque La costruzione, e quache colpo di genio, come Jannacci, arrenditi. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Fotoricordo" (1979) è un ritorno inequivocabile alla qualità, anche se ci troviamo in una fase nuova. Vale per Jannacci, vale per la canzone d'autore e vale per il mondo circostante. È un disco più amaro che comico, più ironico che nonsense. Jannacci canta disperazioni esistenziali in Io e te, Satimbanchi, Mario, Ecco tutto qui. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E omaggia l'allora emergente Paolo Conte, interpretandone magistralmente Bartali e Sudamerica. Jannacci minimizza la sua maschera comica e investe maggiormente sulla canzone. Ultima spiaggia chiuderà subito dopo, e Jannacci approderà alla Ricordi. In entrambi i casi c'era di mezzo il grande Nanni Ricordi, ma erano contesti ben diversi. Anche questo era un segno dei tempi: si preannunciava una vita grama per le piccole etichette discografiche e per chi si muoveva in contromano rispetto alle esigenze di mercato. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quei dischi per molti aspetti irrepetibili, a trentacinque anni di distanza, riescono ancora a spiazzare, divertire e riflettere. Per questo non andavano e non vanno dimenticati. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nando Mainardi&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9148835576142897269-54082139043074477?l=ilblogdinandomainardi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ilblogdinandomainardi.blogspot.com/feeds/54082139043074477/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=9148835576142897269&amp;postID=54082139043074477' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9148835576142897269/posts/default/54082139043074477'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9148835576142897269/posts/default/54082139043074477'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilblogdinandomainardi.blogspot.com/2011/12/ala-bianca-ripubblica-jannacci-dal-sito.html' title='ALA BIANCA RIPUBBLICA JANNACCI (dal sito &quot;La Britgata Lolli&quot;)'/><author><name>nando mainardi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14173128029356118318</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-hoL726BdR3A/TfB8cp9qc0I/AAAAAAAAADE/vxyfQoQP7Js/s220/nm.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9148835576142897269.post-2743307531121695622</id><published>2011-11-29T14:51:00.000+01:00</published><updated>2011-11-29T14:51:49.754+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='piacenza'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='pci'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='socialismo di sinistra'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='prc'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='nuccio tirelli'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='psiup'/><title type='text'>IL MIO INTERVENTO A "IN DIREZIONE OSTINATA E CONTRARIA - SERATA PER NUCCIO TIRELLI"</title><content type='html'>In questi giorni, grazie a Renée che mi ha messo a disposizione il materiale, ho letto con attenzione un pò di cose che Nuccio ha scritto - in particolare negli anni '90 e nei primi anni di questo decennio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Era da un pò che non leggevo cose sue, e mi hanno nuovamente sorpreso per qualità, attualità, spessore politico e intellettuale. Alcuni spunti e alcune riflessioni parlano con forza all'oggi e interrogano anche le comuniste e i comunisti del tempo presente, non solo di dieci o di venti anni fa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;ACCORGERSI DI UN NUOVO CAPITALISMO, STUDIARLO E COMBATTERLO: ATTUALITA' DELLE RIFLESSIONI DI TIRELLI.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nell'aprile del 2001, ad esempio, Nuccio si interrogava sullo stato di salute della sinistra e sui mutamenti del sistema di produzione capitalistica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Riteneva, in quella che era una sinistra indubbiamente più forte dell'attuale per quanto divisa, ci fossero due posizioni diverse, in un qualche modo "concorrenti" anche se non incompatibili:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- la posizione di chi appoggia e aderisce a movimenti, "trasversali rispetto alle vecchie classificazioni che il capitalismo ha reso obsolete"; e quindi riconosce una prevalenza dei conflitti redistributivi e una prevalenza dell'attenzione uomo/natura;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- la posizione di chi ha come obiettivo la ricomposizione degli spezzoni del lavoro che il nuovo capitalismo ha segmentato; e con essa riconosce la prevalenza del conflitto a livello della produzione e la prevalenza dell'attenzione al rapporto di sfruttamento dell'uomo sull'uomo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nuccio riconduceva alla prima posizione i movimenti ecologisti ed ambientalisti; il mondo dell'antagonismo sociale; e per alcuni aspetti anche Rifondazione Comunista.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; La seconda posizione aveva - così scriveva Nuccio - di nuovo in Rifondazione Comunista "il suo nucleo forte", e Nuccio riteneva questo nesso (centralità del conflitto capitale-lavoro, potremmo dire, e progetto della rifondazione comunista) il "più irriducibile perchè mette in campo problemi così essenziali e cogenti da non essere facilmente negoziabili sul mercato politico".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gran parte delle elaborazioni e degli scritti di Tirelli in questi 20 anni hanno avuto al centro il passaggio dal capitalismo fordista e dalla fabbrica tayloristica al capitalismo post-fordista, molecolare e a quella che negli anni '80 e '90 veniva chiamata la "fabbrica integrata".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il passaggio, cioè, da un capitalismo che aveva dei "filoni progressivi" e nel quale vi erano spazi di mediazione tra capitale e lavoro e un capitalismo che massimizza, senza alcuna mediazione possibile, la logica di mercato e i profitti. Nuccio fa, in questo, un riferimento esplicito al "contrattacco capitalistico", avvenuto a partire dai primi anni '70, e che ha portato ad un progressivo e brutale ridisegno dei rapporti tra capitale e lavoro (a favore del primo), alla finanziarizzazione dell'economia, alla precarietà, a quella che negli stessi anni in cui Nuccio ne scriveva il movimento altermondialista chiamava "globalizzazione liberista". "Il braccio di ferro tra le classi - scrive Nuccio a proposito del decennio '65-75 - non rimane a lungo in bilico ed è dalla mancata risposta della sinistra che è ripartita la controffensiva capitalistica che si è diramata su un largo ventaglio".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nuccio ha speso in questi anni gran parte delle sue energie politiche e intellettuali nello studiare e analizzare quelli che poi sono diventati i fattori primari della crisi capitalistica in cui ci troviamo oggi. Nuccio vedeva in questo capitalismo "unilaterale", che punta ad abbattere ogni possibile controparte, un'incompatibilità di fondo e crescente con la democrazia. Mi sembra una riflessione attualissima.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In una lettera a Stefano Merli del febbraio del 1994, Nuccio poneva una serie di interrogativi:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Quale compromesso sociale è possibile oggi nella crisi del capitalismo?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il capitalismo è lo stadio ultimo dell'umanità o è possibile un suo disegno di superamento?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quale democrazia? Quella per cui governa chi ha la metà della metà degli elettori?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E' possibile assimilare la proprietà conquistata dalla borghesia con forme progressive di autogoverno, di autogestione, di controllo da parte dei proletari?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quale programma hanno i neoriformisti, o "i radicali", realistico per trasformare la società?"&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nuccio era ovviamente, coerentemente ed aspramente critico con le posizioni socialdemocratiche e riformiste (allora si trattava dei governi D'Alema, Blair e Schroder), collocate in realtà dentro le coordinate e le compatibilità liberiste.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Queste posizioni erano incapaci di riprodurre il compromesso socialdemocratico "alto" degli anni '60 e '70, proprio perchè subalterne all'idea della centralità del mercato e della "dannosità" dell'intervento pubblico. In realtà era un adattamento ideologico proprio per "coprire" l'esaurimento dei filoni progressivi del capitalismo. Scriveva Nuccio: "Lo Stato, nato come strumento repressivo, ha avuto per diversi decenni una funzione mediatoria e di compensazione tra le classi. Oggi il ruolo dello stato è in via di ridefinizione, ma è difficile sia per la destra sia per la sinistra dare un'onorata sepoltura a Keynes e sostituirlo. Con chi, con che cosa? Il capitalismo tende, in questa fase storica, a superare la mediazione statuale".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Al pari Nuccio era fortemente critico con il sindacato, irretito da Confindustria nella concertazione: "il sindacato che ha subito, senza battere ciglio, i grandi processi di innovazione tecnologica, oggi è subalterno alla nuova organizzazione del lavoro".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Obiettivo della sinistra di alternativa, per Nuccio, doveva essere lavorare per la ricomposizione dei lavoratori e delle lotte.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;ALLA RICERCA DELLE RADICI: NUCCIO, UN COMUNISTA E UN PO' ALTRO.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nuccio, soprattutto nelle lettere, esplicitava (siamo tra la seconda metà degli anni '80 e i primi anni '90) i suoi dubbi e le sue inquietudini politiche su una fase complessa e regressiva (passerà attraverso scioglimento del Pci) e si interrogava su come dare nuova attualità e vitalità ai filoni politici nel quale si era riconosciuto e da cui proveniva. Rivolgendosi sempre a Stefano Merli, Nuccio scriveva: "Io sono una matassa di problemi insoluti, e sento scorrere in me apporti tra loro molto diversi e contraddittori: da quella anarchico-massimalista che è la radice prima, a quella riformista, nella quale si confondono Prampolini, i cooperatori socialisti, Mazzoni col pragmatismo socialista emiliano, alle correnti autogestionarie italiane ed europee, all'operaismo di Revelli e Bertinotti, con qualche spruzzatina di Marx e di Croce". In un'altra lettera afferma " eppure sentendomi addosso tutta (o meglio di quel poco che conosco) l'eredità dei socialisti massimalisti e libertari, dei comunismi berlingueriani della terza via e ingraiani, sento che la mia vera preoccupazione è quella di ricercare le radici nelle componenti anarchiche-sindacali-operaiste-libertarie".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E ancora: "Le radici più profonde che ritrovo in me sono quelle del socialismo di sinistra". "Negli anni '60 (....) io lentamente maturavo la convinzione dell'indissolubilità  del rapporto tra socialismo e democrazia, nei due sensi: cioè non c'è democrazia vera senza socialismo, non senza una certa parità di opportunità economiche, sociali, culturali e ancora senza una tendenza egualitaria.".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E sempre a proposito delle radici (in questo caso non appartenenti unicamente alla sua biografia politica, ma potremmo dire "generazionali") Nuccio - in uno scritto del luglio 1991 sul percorso dei compagni che nei primi anni '70 si iscrissero al Pci arrivando dallo Psiup, dai movimenti cattolici e da altri gruppi - individua dei riferimenti comuni nella crescita "nei luoghi di lavoro, nelle assemblee elettive, nella società dei "contropoteri" dei lavoratori - di cui parlava Lelio Basso"; nel cattolicesimo del dissenso; nei movimenti del '68; nel dissenso da sinistra presente ad est, nei "socialismi reali". A proposito dell'invasione della Cecoslovacchia da parte dell'Unione Sovietica avvenuta nel 1968 e parlando del gruppo dirigente dello Psiup piacentino, Nuccio scrive: "Sbagliammo perchè pensammo che l'invasione della Cecoslovacchia era uno dei tanti atti e misfatti dell'Urss e non capimmo, con sufficiente chiarezza, che era il primo segnale forte, deciso, di un processo inarrestabile che avrebbe portato in seguito alla fine dei regimi totalitari dell'Est". E ancora: "Gli stessi popoli che si erano battuti nei decenni precedenti per il socialismo, dimostravano che era più facile la lotta contro l'imperialismo che la costruzione concreta del socialismo". A proposito della sua scelta di iscriversi al Pci nel 1972, con lo scioglimento dello Psiup, Nuccio scrive: "Oggi, come circa 20 anni fa, rifarei nelle medesime condizioni la stessa scelta. Anche se mi sono sempre sentito un pò "altro".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Come sappiamo Nuccio, negli anni '70, fu un esponente popolare e autorevole delle giunte piacentine di sinistra: "Anche come amministratore pubblico penso di aver messo un impegno simile a tanti altri comunisti per quanto riguarda la quantità e la qualità dei servizi, ma di aver posta una attenzione spesso diversa nel lavoro teso a far crescere la partecipazione ed a costruire gli strumenti della partecipazione e a rafforzare il tessuto democratico e culturale. Ho lavorato sempre con la gente, con gli utenti, cercando contemporaneamente di coinvolgere, a livelli più alti di responsabilità, gli operatori comunali."&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sempre in questo scritto, che è precedente all'iscrizione di Nuccio a Rifondazione Comunista, Nuccio parla del Prc: "Deve innanzittutto rifondare la capacità critica del moderno capitalismo anche nelle sue punte più alte, il capitalismo del terzo millennio. Occorre partire dal fatto che il capitalismo ha vinto (io spero non definitivamente) e che il socialismo ha perso e che non sono riproponibili "modelli PCI" anche nella loro miglior versione".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Infine, voglio chiudere con una lettera che Nuccio non spedì ma ricevette nel 1992 da parte di un compagno che gli chiedeva di iscriversi a Rifondazione Comunista: Ruggero Ricatti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ruggero scriveva, a proposito della sua richiesta a Nuccio di adesione al Prc: "Se l'ho fatto, è perchè tu sai costruire un partito, perchè tu mi hai insegnato molto per quel poco che ti conosco, perchè tu sei Tirelli".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sappiamo tutti la scelta che poi Nuccio ha fatto e che ci ha resi compagni di strada per quasi vent'anni, e stasera lo ricordiamo esattamente, come ha scritto Ruggero poco meno di vent'anni fa: perchè ci ha aiutati nel costruire il nostro partito, perchè ci ha insegnato molto, perchè lui è stato Tirelli.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9148835576142897269-2743307531121695622?l=ilblogdinandomainardi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ilblogdinandomainardi.blogspot.com/feeds/2743307531121695622/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=9148835576142897269&amp;postID=2743307531121695622' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9148835576142897269/posts/default/2743307531121695622'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9148835576142897269/posts/default/2743307531121695622'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilblogdinandomainardi.blogspot.com/2011/11/il-mio-intervento-in-direzione-ostinata.html' title='IL MIO INTERVENTO A &quot;IN DIREZIONE OSTINATA E CONTRARIA - SERATA PER NUCCIO TIRELLI&quot;'/><author><name>nando mainardi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14173128029356118318</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-hoL726BdR3A/TfB8cp9qc0I/AAAAAAAAADE/vxyfQoQP7Js/s220/nm.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9148835576142897269.post-7873296813989653588</id><published>2011-08-09T01:34:00.000+02:00</published><updated>2011-08-09T01:34:57.432+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='urss'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='pci'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='enirco berlinguer'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='compromesso storico'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='silvio pons'/><title type='text'>APPUNTI SUL COMPROMESSO STORICO.</title><content type='html'>La lettura del libro "Berlinguer e la fine del comunismo" di Silvio Pons, del 2006, mi stimola ad alcune considerazioni sulla proposta di compromesso storico avanzata dal Pci a partire dal 1973. Pons, va detto, si pone alla destra del Pci: il fallimento del compromesso storico è causato dal rifiuto dei comunisti italiani di una normalizzazione socialdemocratica e, quindi, di un anticipo della Bolognina. L'autore analizza la "politica estera" del Pci, e mette in evidenza il nesso tra la prospettiva dell'eurocomunismo - un'invenzione sempre di Berlinguer - e la "politica interna", il compromesso storico appunto. Due facce della stessa medaglia, anche se sono la complessità e la drammaticità della situazione italiana a guidare l'orientamento internazionale del Pci, e non viceversa. Il Pci, cioè, cercò di costruire un polo dei partiti comunisti europei/occidentali basato sul riconoscimento del pluralismo politico e dei diritti individuali, sull'obiettivo del superamento dei blocchi come prospettiva : in grado così di contestualizzare e di legittimare la scelta "interna" del compromesso storico. Questo comportò una progressiva differenziazione e una conflittualità con l'Urss, pur evitando di arrivare a rotture definitive o a scontri particolarmente frontali. A me interessa qui marcare il senso politico della proposta del compromesso storico. Di certo era anche una proposta moderata, poichè aveva a che fare con l'avvicinamento del Pci all'area del governo. Ma non era solo quello. Era una proposta antifascista, perchè in particolare nel momento in cui fu lanciata (subito dopo il golpe in Cile) il pericolo di una virata autoritaria era reale. Ma soprattutto era un tentativo, nella ristrettezza degli spazi di manovra a disposizione, di provare a cambiare le regole e il funzionamento di un sistema "bloccato" investendo su un'idea "progressiva" di democrazia. Su questo, a mio parere, la valutazione berlingueriana sulla situazione italiana era giusta: sarebbe stata praticabile una coalizione alternativa delle sinistre, al di là delle differenze significative che le attraversavano? O meglio: cosa sarebbe successo se una coalizione delle sinistre avesse vinto le elezioni e avesse provato a definire una proposta di governo? Ovviamente non lo possiamo sapere con certezza, ma personalmente penso che la collocazione internazionale dell'Italia avrebbe impedito in qualsiasi modo uno sbocco del genere. Il rischio sarebbe stato un'involuzione profonda della democrazia italiana che, se da una parte era "bloccata", dall'altra era attraversata da grandi movimenti e lotte in grado - anche grazie al Pci - di ottenere risultati istituzionali storici (come ad esempio lo Statuto dei lavoratori). Altra cosa sarebbe stata se l'Italia avesse avuto la forza di rompere i blocchi e collocarsi su una posizione di neutralità attiva. Ma di nuovo: nell'Italia degli anni '70 sarebbe stato un processo possibile? Il Pci stesso lo avrebbe perseguito con convinzione? Contrariamente alle forze ed energie della nuova sinistra, cui mi sento più vicino per cultura politica e che si ponevano su posizioni anticapitaliste di rottura frontale, il Pci si muoveva con grande prudenza e progressiva moderazione, in continuità con il ruolo giocato nell'Italia repubblicana, perchè il grande consenso maturato in quegli anni rendeva paradossalmente ancora più minato e complicato il proprio percorso. Sul versante opposto, era accettabile per una grande forza come il Pci una collocazione all'opposizione pregiudiziale e l'interiorizzazione, in questo modo, di vincoli e limiti così forti ed esterni? Questo avrebbe significato accettare la subalternità atlantica del Paese e legare la possibilità di un mutamento di scenario unicamente, o prevalentemente, al ruolo dellUrss. Il compromesso storico, perciò, si poneva - nelle intenzioni di chi lo proponeva - come opzione di "aggiramento" della democrazia "bloccata", come tentativo di indebolire la logica dei blocchi contrapposti, come recupero e rilancio della stagione costituente contrapposta ad ogni possibilità di arretramento sul terreno della democrazia. Significava provare a rompere il veto statunitense contro qualsiasi ruolo di governo svolto dal Pci e significava al contempo mettere in campo una strada autonoma rispetto agli interessi dell'Urss. Significava un investimento su un'idea di democrazia "progressiva" nel nostro Paese. Possiamo però dire che il compromesso storico è fallito, non si è mai realizzato come opzione politica piena e, anzi, il suo perseguimento nei fatti ha contribuito all'indebolimento e alla crisi del Pci. Perchè è fallito? Essenzialmente perchè non esisteva neppure quello spazio su cui si basava la proposta: la Democrazia Cristiana non era affatto disponibile alla costruzione di una "terza via", ma era un mix di fedeltà atlantica senza se e senza ma e di governo affaristico, clientelare, colluso con il peggio del Paese. Non c'era più la Resistenza a spingere e a modificare le forze in campo, producendo uno straordinario slancio per la stagione costituente. I settori più disponbili della Dc erano al contrario interessati ad un coinvolgimento e ad una responsabilizzazione del Pci nella definizione di politiche economiche e sociali moderate e arretrate. E' un'altra cosa ovviamente. Secondo Pons, sembra di capire, il Pci perse quella partita perchè non scelse di rompere con l'identità comunista e di aderire ad un percorso socialdemocratico. Io penso che gli errori del Pci siano stati altri,una volta pure assunta la proposta del compromesso storico:&lt;br /&gt;- penso che sia stato un errore molto rilevante l'adesione del Pci alle politiche di ristrutturazione del welfare e alla moderazione dei salari a favore dei profitti. Un errore commesso proprio, in gran parte, per tenere in vita l'ipotesi che sta alla base del compromesso storico. Credo al contrario che la bocciatura di politiche opposte ad un'idea "progressiva" di democrazia avrebbe aiutato a delineare con chiarezza la propria proposta di compromesso storico. Una opposizione del Pci avrebbe evitato sia l'erosione di consenso sia attenuato lo scontro frontale con il movimento. E un Pci più forte avrebbe reso più forte, per l'appunto, la propria proposta di compromesso storico. Un Pci indebolito, così come è stato, ha reso possibile la fase dell'unità nazionale, e cioè un'attuazione di destra della convergenza proposta da Berlinguer. Un Pci più forte sarebbe uscito diversamente dello stesso esaurimento di quella fase;&lt;br /&gt;- penso che il Pci avrebbe dovuto non uscire prima dal comunismo, come sostengono in tanti, ma rompere politicamente con l'Urss prima sì. Avrebbe dovuto far emergere e trasformare in critica politica esplicita il proprio giudizio su gran parte dei comunismi di stato. Avrebbe dovuto rendere esplicita la possibilità della ricerca di un modo diverso di essere comunisti. Questo non perchè avrebbe facilitato il rapporto con la Dc, ma perchè avrebbe facilitato il rapporto con l'opinione pubblica e con i movimenti a sinistra del Pci. Avrebbe saputo connettersi in modo più efficace alla domanda diffusa di pace e di superamento della "guerra fredda". &lt;br /&gt;Insomma: arriccio il naso di fronte a giudizi sbrigativi e semplicistici sul compromesso storico. Un senso ce l'aveva. Ovviamente va collocato nel percorso più complessivo del Pci, nelle sue scelte di fondo, nei suoi legami internazionali e nella sua cultura politica diffusa. Al contempo si basava su spazi assai stretti, che nel giro di pochi anni si sono chiusi. Un conto perciò è il senso della proposta, e un altro - altrettato rilevante - riguarda l'analisi dell'efficacia della proposta avanzata. E il Pci reagì alla chiusura degli spazi puntando ad una sorta di scambio, che non funzionò, tra legittimazione democratica e adesione a scelte e politiche moderate. Forse una parte significativa dell'errore sta qui.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nando Mainardi                    &lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9148835576142897269-7873296813989653588?l=ilblogdinandomainardi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ilblogdinandomainardi.blogspot.com/feeds/7873296813989653588/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=9148835576142897269&amp;postID=7873296813989653588' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9148835576142897269/posts/default/7873296813989653588'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9148835576142897269/posts/default/7873296813989653588'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilblogdinandomainardi.blogspot.com/2011/08/appunti-sul-compromesso-storico.html' title='APPUNTI SUL COMPROMESSO STORICO.'/><author><name>nando mainardi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14173128029356118318</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-hoL726BdR3A/TfB8cp9qc0I/AAAAAAAAADE/vxyfQoQP7Js/s220/nm.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9148835576142897269.post-3508098411369425087</id><published>2011-07-28T22:39:00.000+02:00</published><updated>2011-07-28T22:39:11.180+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='pci'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='la vita agra'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='maria jatosti'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='luciano bianciardi'/><title type='text'>INTERVISTA A MARIA JATOSTI</title><content type='html'>Parlare della vita di Maria Jatosti e parlare del suo ultimo libro è un po’ la stessa cosa. “Per amore e per odio” è uno scorrere torrenziale di frammenti, immagini e pensieri delle tante vite di Maria. Ci sono gli anni della militanza nel Pci, della Milano bohémìennedegli anni ’60, di un’incessante attività di animatrice culturale, giornalista e scrittrice. C’è la passione e la curiosità per il mondo filtrate attraverso un’angolazione che è insieme politica e intima. Non a caso Maria ripete più volte di avere scritto un libro “politico, che punta a scuotere”. La ribellione, l’amore e la disperazione riemergono dalle pagine e compongono una vita piena, agra e sorprendente insieme. &lt;br /&gt; &lt;br /&gt;D.   Innanzitutto vorrei chiederti perchè sei diventata comunista e un ricordo della tua militanza nel Pci romano, quando eri semplicemente "Maria della Garbatella".&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;R. Non sono diventata, sono nata comunista. Mio padre era un antifascista comunista, da ragazzo aveva fondato una cellula del Pci ad Avezzano. Venne arrestato con i suoi compagni e mandato al confino. In casa mia si respirava questo. Non è stata una presa di coscienza maturata a poco a poco: nessun merito, nessun eroismo. Oltre al clima respirato in casa, c’era da parte mia una spinta naturale alla ribellione. Non ho mai accettato nulla supinamente, ho sempre voluto sapere il perché delle cose. Di tutte le cose. Ed è venuta la sacrosanta ribellione nei confronti della famiglia. Io credo sia necessario “uccidere i padri”. Ho cominciato a lavorare, ho conquistato la mia indipendenza. Nel ’48 sono entrata nel Partito, iscrivendomi alla gloriosissima sezione “Villetta”, ex sede del fascio rionale, che frequentavo da tempo. Il partito era il senso della vita, l’appartenere, stare dentro una grande cosa che si poneva l’obiettivo di migliorare il mondo.  Amavo “quell’agglomerato, quel corpo collettivo di aggregazione civile e politica, quel crogiolo di vite, sensibilità, umori, tensioni,” per dirla con Brecht. Il Pci ha svolto un ruolo fondamentale in questo Paese, di opposizione, di conquista e di avanguardia. E’ vero ciò che dicono: eravamo egemonici e gli intellettuali stavano con noi. Eravamo impavidi e sicuri di quello che facevamo. Il Partito era la nostra chiesa e la nostra casa. Era la mia vita e il mio Sogno. Ho militato per tanti anni senza fare mai carriera politica. Lo considero un merito.     &lt;br /&gt; &lt;br /&gt; &lt;br /&gt; &lt;br /&gt;D.   Gran parte della tua vita è segnata dall'incontro tra la politica e la cultura, a partire dal tuo lavoro per la Federazione dei circoli del cinema. Che ricordo hai di quell'esperienza? &lt;br /&gt; &lt;br /&gt; R. Anche lì c’erano i compagni, perché era una diramazione del Dipartimento culturale del partito, sezione cinema, di cui era responsabile Elio Petri. Ma per me era soprattutto un lavoro, uno dei primi, malpagato ma importante e bellissimo, a contatto con tanti nomi del cinema italiano. Ricordo in particolare Carlo Lizzani, di cui sono ancora oggi molto amica. Il Pci aveva questa grande capacità di “penetrare” il territorio. I Circoli del cinema erano presenti in tutta Italia, ed erano uno strumento per fare politica culturale. Non era certo l’unico. La mia sezione, ad esempio, era una fucina di iniziative. Con alcuni compagni creammo una vera e propria compagnia di teatro sperimentale. Spesso era presente alle prove Luchino Visconti, il quale insisteva perché io continuassi su quella strada. Ma per me quello era solo lavoro di partito, una forma di aggregazione e di crescita. Allora non mi passava neppure per la mente che quell’attività potesse contribuire alla mia formazione culturale o avere uno sbocco professionale. Finita quell’attività, consumata quell’esperienza, ti ritrovavi a mettere in piedi una squadra di pallavolo o a organizzare un concorso di bellezza. Non era però tutto facile in quegli anni. Anzi. La lotta era dura. Soprattutto per una ragazza di 18-20 anni. Quando andavo per le strade o di casa in casa a fare propaganda, a vendere l’Unità, mi capitava spesso di essere insultata. Bisognava avere una certa dose di incoscienza e di coraggio. Il coraggio è una cosa che s’impara. Lo scontro, anche violento a volte, non era solo con la polizia, ma anche con le persone che incontravi tutti i giorni, con l’arretratezza, con il pregiudizio.  &lt;br /&gt; &lt;br /&gt;D.   Nel 1954 arrivi a Milano, e ti trovi nel mezzo di una stagione segnata da una grande vitalità culturale, sociale e politica. Nel posto giusto, al momento giusto. Incontri la Milano degli artisti e dei tiratardi, delle fabbriche e degli scrittori. Come ti sei trovata in quella città scossa da un "terremoto" culturale? &lt;br /&gt; &lt;br /&gt;R. Sono arrivata a Milano per un fatto privato: la mia storia con Luciano Bianciardi. Il Partito lo mandò a lavorare alla neonata Feltrinelli. Milano era allora la capitale d’Europa, una città in grande fermento, una città determinante per la crescita del Paese. Tutto nasceva lì. Noi vivevamo a Brera, che ne era il centro culturale. Tuttavia ho vissuto quegli anni in maniera “gregaria”: dovevo fare i conti con una relazione clandestina, sofferta e complicata. Mi ritrovai a dovermi cercare un’attività da zero. A Roma avevo lasciato un lavoro gratificante, qualificato, all’ufficio stampa della Cgil. Ero a contatto con compagni come  Di Vittorio, Trentin, Tatò ed altri. A Milano dovetti ricominciare con i lavori più umili e strani, perché facevamo la fame. E’ stata una grande stagione, in cui c’era di tutto: un mondo entusiasmante di scrittori, pittori, fotografi molti dei quali poi diventati famosi. Milano era una città accogliente e solidale. Per me quel “pezzo” di vita è stato di grande importanza, anche nei suoi aspetti contraddittori e drammatici. Parlo del privato, della mia storia con Luciano, con la sua morte.      &lt;br /&gt; &lt;br /&gt; &lt;br /&gt;D.   Ne "La vita agra" di Luciano Bianciardi, che fu un grande successo letterario, il personaggio femminile Anna è chiaramente ispirato a te. Quel romanzo si scagliava contro la retorica e contro l'ottimismo del boom economico, e descriveva la vita dei due protagonisti risucchiata dalle fatiche del lavoro letterario e dallo sfruttamento. Erano gli anni in cui traducevate Henry Miller e tanti altri. Per alcuni aspetti sembra la vita dei ragazzi precari di oggi. E' così?&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;R. Sì, in un certo senso. Quanto al boom, Bianciardi aveva ragione, è stato un anticipatore. Per insofferenze e incompatibilità, Luciano litigò con il padrone-compagno Feltrinelli. Giangi era un ossimoro vivente, un milardario comunista con velleità culturali, del resto giustificate, a giudicare dai risultati. Luciano era un anarchico naturale, non stava alle regole e non resse. Così gli fecero un contratto purché stesse a casa. Di fatto lavorava a cottimo. Stavamo alla macchina da scrivere ore e ore, notte e giorno a tradurre. Eravamo una bella squadra, organizzata e affiatata. Ma i soldi erano sempre pochi. Il lavoro del traduttore anche oggi è pagato malissimo ed è soggetto ad alti e bassi. Ti possono lasciare a casa da un momento all’altro. Dunque era un lavoro instabile e precario: in alcuni periodi avevi molto da fare, mentre in altri la richiesta diminuiva. Non è sttata un’invenzione, era proprio una vita agra. Una bellissima vita agra.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; &lt;br /&gt;D.   Da quel libro venne tratto anche un film diretto da Carlo Lizzani e interpretato da Tognazzi e da Giovanna Ralli. Ti era piaciuto quel film, che parlava anche di te? &lt;br /&gt; &lt;br /&gt;R. All’inizio no. Recentemente l’ho molto rivalutato. Ma ero diventata molto amica di Giovanna Ralli, che nel film interpretava Anna. Avevamo molte cose in comune, a partire dall’età. All’inizio non mi era piaciuto neanche il libro. L’ho odiato. Non ero ancora una scrittrice, e certe cose allora non le capivo. Mi chiedevo: perché quest’odio per Milano? Per il prossimo? Perché questo rifiuto? Milano non era così. Milano ci ha voluto bene e ci ha accolti. E c’erano tanti amici, tanti compagni con cui dividevamo la vita. La differenza sta nella visione diversa della vita: io ero comunista e lui anarchico. Luciano non credeva nel partito e odiava i politici mentre per me il Partito, i compagni erano l’avvenire, la speranza. Sentivo estraneo il personaggio di Anna, e mi ferì. Anna nel libro non fa che fare l’amore e preparare gli spaghetti. Mi dicevo: è tutta qui la nostra vita, la nostra lotta insieme? Lo sentii come un insulto. Dopo tanto tempo ho capito che scrivere un libro è un’altra cosa. La fedeltà c’entra fino a un certo punto. &lt;br /&gt; &lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;D.   Nel tuo romanzo Tutto d'un fiato, pubblicato nel 1977, in cui ti liberi di Anna e prendi la parola, rimangono  i temi della "vita agra" e della fatica quotidiana del lavoro culturale, tra l'attività di redattrice per alcuni periodici, di animatrice culturale, di scrittrice sotto pseudonimo.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;R. Sì, io mi considero un’abusiva delle lettere. Ho navigato in tutti i mari. Dovevo lavorare, e quello era il mio campo. Per me scrivere è un mestiere. E’ lavoro, e tutto questo alone di sacralità sullo “scrittore”, sul “poeta”, è un falso. Scrivere è fatica, ti devi impadronire di strumenti fondamentali, devi fabbricarti la tua scrittura, la tua lingua. Negli anni ‘70 ho fatto anche la pornografa. In quel momento il mercato offriva quello. Io ero sola con un figlio da crescere. Certo, lo facevo con malessere, ma anche con l’orgoglio della consapevolezza di essermi sempre pagata la vita da sola, ogni giorno della vita, col mio lavoro. Da sempre ho questa etica del lavoro È un’altra eredità che devo a mio padre. &lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;D.   In tempi più recenti hai scritto testi sulla guerra in Iraq, in Afganistan, sulla Resistenza. E in Per amore e per odio è sempre ben presente uno sguardo, da sinistra, sulla politica e sul mondo. Quanto e come è cambiato il punto di vista della militante comunista che negli anni ’40-'50 frequentava le sezioni del Pci?&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;R. Io continuo ad essere comunista. Sono sempre stata una comunista strana, fedele, ma poco ortodossa. Ricordo il mio primo comizio, nella campagna elettorale del 1948, davanti a duemila persone. Mi tremavano le gambe e mi mancava la voce. Poi cominciai, mi sciolsi e andò tutto bene. Seduto in prima fila c’era mio padre, ancora più emozionato di me. Nel 1968, ne parlo anche nel libro, partecipai a una grande manifestazione a Genova: c’erano la Cgil, la Cgt, i portuali. C’era la classe operaia e il Partito con le bandiere rosse. Arrivarono i “gruppettari” e ci fu uno scontro tra compagni. Andai in crisi, insultai il segretario della mia sezione perché il mio cuore stava con quei giovani scalmanati. Anche se avevo sempre rispettato la disciplina, il mio cuore stava con loro. Nel mio libro parlo di quella manifestazione, che, pagina dopo pagina, diventa il G8 di Genova. L’ho fatto per Carlo Giuliani. Il mondo è cambiato, le ideologie, dicono, sono cadute, ma le idee, certi valori, certi bisogni  fondamentali restano. Il bisogno di sognare, per esempio. Il bisogno di libertà, di giustizia. Come don Andrea Gallo, sono anch’io una “pessimista attiva”. Non credo nella bontà, il buonismo mi fa schifo e penso che l’uomo sia malvagio, ma mi do da fare e ho ancora tanta passione. E, anche se a volte mi sento invasa dal passato, guardo ancora in direzione della vita. &lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Nando Mainardi (dal numero di luglio/agosto di Su la Testa)&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9148835576142897269-3508098411369425087?l=ilblogdinandomainardi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ilblogdinandomainardi.blogspot.com/feeds/3508098411369425087/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=9148835576142897269&amp;postID=3508098411369425087' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9148835576142897269/posts/default/3508098411369425087'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9148835576142897269/posts/default/3508098411369425087'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilblogdinandomainardi.blogspot.com/2011/07/intervista-maria-jatosti.html' title='INTERVISTA A MARIA JATOSTI'/><author><name>nando mainardi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14173128029356118318</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-hoL726BdR3A/TfB8cp9qc0I/AAAAAAAAADE/vxyfQoQP7Js/s220/nm.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9148835576142897269.post-3750391098071167331</id><published>2011-07-21T00:28:00.000+02:00</published><updated>2011-07-21T00:28:44.525+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='elisa claps'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='pino casamassima'/><title type='text'>LA RECENSIONE DEL LIBRO "IL CASO CLAPS" DI PINO CASAMASSIMA</title><content type='html'>Pino Casamassima, Il caso Claps. Una storia nascosta, ed. Albatros Il Filo, 2010, pp. 96, € 4,90.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ci sono fatti di cronaca nera su cui è consigliabile non sorgano plastici "alla Cogne" o su cui è conveniente che sociologi e strizzacervelli dall'inquadratura facile tacciano. Ci sono, infatti, omicidi che - se realmente indagati - rivelerebbero troppo spudoratamente le geografie del potere. Pino Casamassima è invece un giornalista che non tace, e anche per questo ha scritto Il caso Claps. Una storia nascosta. &lt;br /&gt;Casamassima ricostruisce l'incredibile vicenda di Elisa Claps, uccisa il 12 settembre di 17 anni fa e rimasta da allora nel sottotetto della chiesa della Ss.Trinità di Potenza. Una verità che molti sapevano, ma su cui evidentemente conveniva tacere fingendo che Elisa fosse semplicemente scomparsa o, come disse nei giorni dell'omicidio il questore di Potenza, che si fosse "allontanata volontariamente".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'obiettivo principale era coprire Danilo Restivo, in seguito accusato e processato in Inghilterra - dove si era traferito - per l'omicidio di altre tre donne. C'è appunto un padre legato alla massoneria che è disposto a tutto pur di proteggere il figlio omicida; c'è un magistrato donna che si dimentica spesso e volentieri di disporre le indagini necessarie nei confronti del principale accusato; c'è il marito del magistrato che era solito intrattenersi telefonicamente con personaggi legati alla 'ndrangheta; c'è il parroco, ora defunto, che teneva ben chiusi gli accessi interni della Chiesa che avrebbero portato facilmente al cadavere di Elisa; c'è l'amica di Elisa che prova a fare una goffa telefonata "anonima" per segnalarne la presenza a Roma; c'è un vice-parroco che dice di aver saputo - già prima della scoperta dei resti di Elisa - della presenza del cadavere nel sottotetto, e immediatamente viene traferito altrove. E ci sono i muri di Potenza, su cui in 17 anni mani sconosciute hanno sia scritto la verità, indicando anche la "tomba" di Elisa, sia provato a depistare ulteriormente le indagini. Insomma, decisamente troppo. &lt;br /&gt;Eppure c'è anche chi in questi anni si è battuto infaticabilmente per avere verità e giustizia. Casamassima cita più volte il ruolo di "Chi l'ha visto?"; del prete antimafia Marcello Cozzi, determinato nel chiedere che venga fatta luce anche sulle connivenze e sulle protezioni di Restivo in ambito ecclesiastico; della madre di Elisa, decisa nel chiedere la celebrazione del funerale della figlia all'aperto, libera finalmente dalla prigione in cui è rimasta dal 1993 ad oggi. Casamassima ha fatto benissimo a ricostruire una vicenda già conosciuta, e nel contempo ancora sconcertante e scandalosa. In un celebre racconto di Edgar Allan Poe, tutti cercano una lettera e non la trovano, perchè è semplicemente sotto gli occhi di tutti. Il caso Claps racconta a sua volta di una ricerca per molto tempo vana, e di nuovo la soluzione era sotto gli occhi di tutti, e sussurrata da tanti. In questo caso non si trattava di una lettera, ma del cadavere e della vita di una giovane donna.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nando Mainardi - pubblicato sul sito Carmilla nel 2010&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9148835576142897269-3750391098071167331?l=ilblogdinandomainardi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ilblogdinandomainardi.blogspot.com/feeds/3750391098071167331/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=9148835576142897269&amp;postID=3750391098071167331' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9148835576142897269/posts/default/3750391098071167331'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9148835576142897269/posts/default/3750391098071167331'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilblogdinandomainardi.blogspot.com/2011/07/la-recensione-del-libro-il-caso-claps.html' title='LA RECENSIONE DEL LIBRO &quot;IL CASO CLAPS&quot; DI PINO CASAMASSIMA'/><author><name>nando mainardi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14173128029356118318</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-hoL726BdR3A/TfB8cp9qc0I/AAAAAAAAADE/vxyfQoQP7Js/s220/nm.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9148835576142897269.post-7123613396834506423</id><published>2011-07-15T16:03:00.001+02:00</published><updated>2011-07-15T16:04:31.599+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='piacenza'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='lavoratori migranti'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='polo logistico'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='s.i.cobas'/><title type='text'>LETTERA AI PIACENTINI SUI LAVORATORI DEL POLO LOGISTICO</title><content type='html'>Cari piacentini, vi racconto cosa ho visto in questi giorni davanti ai cancelli della Tnt di Piacenza. Ho visto decine e decine di lavoratori nordafricani lottare e bloccare le entrate dello stabilimento, al grido di “sciopero, sciopero” e “vogliamo i nostri diritti”. Chiedono semplicemente di non essere trattati come bestie, di avere uno stipendio dignitoso, di non essere sottoposti a ricatti quotidiani, di avere un contratto di lavoro vero e non fittizio, di non scoprire un bel giorno di non poter rientrare sul posto di lavoro perché nel frattempo il caporale di turno ha trovato qualcun altro ancora più disperato di te e disposto a vendersi per qualche euro in meno; di non scoprire che ti hanno licenziato perché hai osato guardare in faccia chi ti dà gli ordini come se si fosse in caserma. Lottano come stanno lottando centinaia di migliaia di loro coetanei nei Paesi nordafricani, chiedendo democrazia e giustizia sociale. E forse lottano come hanno lottato più di quarant’anni fa gli operai arrivati dal meridione al nord e trattati dalla grande industria come schiavi. Chiedono che venga fermata una situazione di illegalità diffusa che consente ai loro datori di lavoro, due cooperative (Stella e Vega, del gruppo Gesco Nord) il massimo dei profitti e il minimo - ma proprio il minimo - dei costi, fregandosene del contratto nazionale di lavoro. Sappiamo che, nel polo logistico, non sono i soli ad essere trattati così. Qualche settimana fa (ricordate?) un lavoratore albanese ha fatto lo sciopero della fame; oggi loro. Domani?...Ho visto al loro fianco dei sindacalisti del Si-Cobas, arrivati da Milano, confrontarsi, discutere e rimettersi al voto dei lavoratori riuniti in assemblee improvvisate davanti ai cancelli della Tnt. E mi chiedo: possibile che, di fronte ad una situazione vergognosa e alla necessità di una “battaglia” di civiltà, manchino le organizzazioni sindacali più grandi? Ho visto le forze dell’ordine intimare ai lavoratori di allontanarsi al più presto dai cancelli, perché altrimenti sarebbero intervenuti con le cattive. E mi sono detto che la legge sarà anche uguale per tutti, ma se sei un padrone e sfrutti i lavoratori hai i poliziotti che difendono le tue proprietà e le tue attività; se sei lo sfruttato, sei un potenziale disturbo dell’ordine pubblico. Ma non dovrebbe essere il contrario? Nei primi anni ’90 una manifestazione in difesa della democrazia si apriva con uno striscione che diceva: “La Costituzione siamo noi”. Il corteo che si muoveva con in testa quello striscione dava l’idea di un popolo in cammino. Il “popolo” di cui appunto parla la Costituzione. Ecco cosa vorrei dirvi, cari piacentini. Che l’altro sera ho visto i facchini egiziani e marocchini in lotta davanti alla Tnt, e ho pensato: la Costituzione sono loro.     &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nando Mainardi – Partito della Rifondazione Comunista&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9148835576142897269-7123613396834506423?l=ilblogdinandomainardi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ilblogdinandomainardi.blogspot.com/feeds/7123613396834506423/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=9148835576142897269&amp;postID=7123613396834506423' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9148835576142897269/posts/default/7123613396834506423'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9148835576142897269/posts/default/7123613396834506423'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilblogdinandomainardi.blogspot.com/2011/07/lettera-ai-piacentini-sui-lavorati-del.html' title='LETTERA AI PIACENTINI SUI LAVORATORI DEL POLO LOGISTICO'/><author><name>nando mainardi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14173128029356118318</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-hoL726BdR3A/TfB8cp9qc0I/AAAAAAAAADE/vxyfQoQP7Js/s220/nm.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9148835576142897269.post-6867276271009817333</id><published>2011-07-13T16:49:00.000+02:00</published><updated>2011-07-13T16:49:51.246+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='marco bosonetto'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='stefano tassinari'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='tersite rossi'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='sandrone dazieri'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='massimo carlotto'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='genova'/><title type='text'>SENTIMENTI SOVVERSIVI (dal numero di questo mese di Su la Testa)</title><content type='html'>“Nulla sarà come prima” abbiamo detto dopo Genova 2001. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per molte e per molti Genova è stata uno spartiacque, un nuovo inizio, un affacciarsi per la prima volta alla politica, alla lotta e al conflitto. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Da subito ha trovato forme e strumenti di rappresentazione e di narrazione diverse da quelle ufficiali: mai prima di allora, ad esempio, una manifestazione era stata fotografata, filmata, raccontata in rete da tante angolazioni e punti di vista diversi. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La ripresa della speranza per un nuovo mondo possibile, e il dolore e la sete di verità per una repressione di massa omicida e golpista hanno fondato e animato un “immaginario di movimento” che negli anni ha saputo, almeno in parte, radicarsi ed andare anche al di là dei social forum e dei partecipanti alle manifestazioni del luglio 2001.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I fatti di Genova hanno toccato e ispirato anche diversi scrittori italiani, a dimostrare ulteriormente una  grande capacità di “sedimentazione” simbolica del movimento.  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sicuramente il vero e proprio romanzo del G8 è “I segni sulla pelle” ( Marco Tropea Editore, 2003, 156 pp., 10 euro) di Stefano Tassinari. Tassinari narra quelle giornate dal “di dentro” del movimento. Caterina, la protagonista, è una giovane giornalista presente a Genova come corrispondente di una piccola radio bolognese. E al contempo si lascia trascinare dal movimento; si fa coinvolgere dai tanti colori e dalla vivacità dei cortei; costruisce nel giro di poche, esaltanti e al contempo drammatiche ore, amicizie e solidarietà destinate a durare. Caterina rimane coinvolta negli scontri, riesce a scappare ma deve seguire quanto sta avvenendo per poterlo raccontare ai propri ascoltatori. E, con un’amica giornalista conosciuta poco prima, intravvede una verità nascosta e inquietante: Carlo Giuliani non è l’unico morto di Genova ma è stata ammazzata anche una ragazza, travolta da un autoblindo dei carabinieri. Il suo cadavere è stato fatto sparire immediatamente, grazie anche all’intervento dei servizi segreti, ma le due ragazze scovano alcune prove e un testimone della tragedia. Nel frattempo il ragazzo di Caterina, militante dei Giovani Comunisti e delle Tute Bianche, viene arrestato insieme ad altri e picchiato selvaggiamente. I torturatori gli lasciano “i segni sulla pelle”, simbolo di una generazione che si è ribellata e che ha conosciuto la brutalità della repressione. Caterina e Alessandro si ritrovano in Piazza Maggiore a Bologna, poche ore dopo le giornate di Genova, in una nuova grande manifestazione per denunciare la violenza assassina delle forze dell’ordine agìta per fermare il movimento. Il libro si chiude con una lunga lettera che, un anno dopo, Caterina scrive all’amica giornalista conosciuta a Genova. Nuove ombre si sono allungate nel frattempo su quelle giornate: altri corpi senza vita sono stati trovati nei pressi di Genova nei giorni del G8, e il sospetto è che si tratti di ulteriori vittime della repressione. E Caterina si è ammalata gravemente, probabilmente a causa dei gas contenuti nei lacrimogeni utilizzati dalla polizia. Altri “segni sulla pelle”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tassinari  scrive scegliendo con nettezza da che parte stare, il movimento, e provando a raccontare gli ideali, gli slanci e la rabbia di una generazione di ribelli diversa dalla sua. Colpisce, anche a distanza di tempo, la freschezza con cui racconta la “vita di relazione” nel corteo e nel movimento. E al contempo per Tassinari scrivere di Caterina e della sua attività giornalistica è un pretesto per indagare e per riprendere alcune ipotesi sulle giornate genovesi e sulle vittime della “macelleria messicana” messa in atto dieci anni fa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Marco Bosonetto, invece, non fa mai riferimenti diretti a Genova e alla mobilitazione contro il G8 nel libro di racconti “Morte di un diciottenne perplesso”(Baldini Castoldi Dalai editore, 2003, 193 pp., euro 14,50). Ma, con un’angolazione molto meno politica e più “esistenziale” di Tassinari, l’autore prova a scavare nei percorsi di vita delle ragazze e dei ragazzi dei primi anni del 2000. E ritorna in modo angosciante e ripetuto, seppure con altri nomi e con dinamiche diverse, l’ombra dell’omicidio di Carlo Giuliani. Matteo Carli è il protagonista di un racconto suddiviso in due parti: figlio di un operaio, fa l’ultimo anno in un istituto tecnico e la “perplessità” è il suo tratto caratteristico.  E’ distante dalle certezze e dagli ideali dei coetanei più politicizzati e impegnati nei movimenti. Un giorno d’estate viene fermato e picchiato da due poliziotti dopo aver rotto una vetrina in una stazione. Partecipa, anche se non da protagonista, alle manifestazioni del movimento studentesco ed esce con una ragazza conosciuta in un centro sociale. E’ convinto che “un oppressore ha sempre torto, ma non che un oppresso ha sempre ragione”. Il personaggio di Bosonetto sembra perseguire soprattutto una felicità “privata”, e la sua militanza è più frutto di alcune coincidenze, di conoscenze e di una collocazione istintiva. Un giorno di pioggia, mentre partecipa ad una manifestazione di un centro sociale, si trova in mezzo ad una carica. La sua ragazza viene colpita da un carabiniere, e Matteo si avventa su di lui armato di un ombrello. Il ragazzo viene ucciso da uno sparo esploso dal carabiniere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Nella seconda parte del racconto, si ripetono gli stessi eventi ma con alcuni importanti cambiamenti. Matteo non rompe nessuna vetrina e non viene fermato e picchiato dalla polizia. Va a scuola, frequenta gli amici ma non fa attività politica. Conosce e frequenta una ragazza, che come lui si tiene lontana da manifestazioni e centri sociali. Dopo la maturità, sceglie di andare subito a fare il militare come carabiniere. La “perplessità” rimane la sua cifra, ma qui ha i capelli più corti e una qualche attrazione per la disciplina. Si trova in servizio in una manifestazione, in un giorno di pioggia. Viene ordinata una carica e Matteo, mentre corre, fa cadere una ragazza. Si trova davanti un ragazzo che, armato di ombrello, minaccia di colpirlo. Estrae la pistola, spara e uccide il ragazzo. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Bosonetto ci fa conoscere “due” Matteo, entrambi perplessi e immersi in una vita tutto sommato piatta. Ma uno si trova tra gli oppressi, e l’altro si trova ad essere uno strumento dell’oppressione. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Genova 2001 trova posto anche nei  romanzi “seriali” di scrittori piuttosto noti. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E’ il caso, ad esempio, di Massimo Carlotto ne “Il maestro di nodi” (Edizioni e/o, 2002, pp.211,euro 13). Protagonista è, come in tanti altri libri, Marco Buratti detto “L’Alligatore”, una sorta di alter ego letterario dell’autore. Buratti,anche per una frequentazione personale delle galere, è un detective abituato a muoversi sulla linea di confine tra legalità e illegalità. Accetta di investigare sulla scomparsa di una donna, e da lì cominciano, come sempre, i suoi guai. Un socio dell’Alligatore, l’hacker Max la Memoria, abbandona le indagini per andare al G8. Perciò Buratti segue i fatti di Genova da lontano: guarda con interesse al movimento e alla prima manifestazione gioiosa e colorata, rimane sgomento di fronte alla notizia dell’uccisione di Carlo Giuliani. Riesce a contattare Max, che decide di rimanere a Genova ed è convinto che il peggio sia passato. Il giorno dopo sarà pestato a sangue, e verrà recuperato e portato in salvo dagli amici con il supporto della “mala” locale. I personaggi di Carlotto si interrogano e discutono di quanto avvenuto a Genova. Max è sconvolto e divora tutte le notizie, su giornali, televisione e rete, che escono nei giorni successivi. Da tempo aveva abbandonato l’impegno politico, e ora non si dà pace per il massacro avvenuto. Rossini, un ex criminale comune e grande amico del protagonista, se la prende con l’idealismo di Max e dei no global. Genova è il solito e rituale copione inscenato nei confronti dei marginali e di chi non si muove secondo la logica del potere. Buratti si interroga sulla strategia delle forze dell’ordine. Viene dagli anni ’70, ma non aveva mai visto una cosa simile. Parla di “massacro generalizzato” e individua delle forti analogie tra il trattamento riservato ai manifestanti e il trattamento riservato ai detenuti spediti nei carceri di massima sicurezza. La piccola squadra riprenderà poi ad investigare e risolverà, con un po’ di fortuna e qualche lampo di genio, l’ennesimo caso.    &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Anche un romanzo di Sandrone Dazieri, “Gorilla blues” (Mondadori, 2002, 286 pp., 12 euro), passa per Genova. Protagonista è  lo stesso Sandrone Dazieri, che nei romanzi è un ex militante del Leoncavallo, ha un passato da buttafuori e ora fa il detective. Soffre di sdoppiamento di personalità, e l’”altro” Sandrone lo aiuta a risolvere le vicende più intricate. Questa volta si trova ad indagare su un giovane militante neo-nazista, sparito improvvisamente dalla circolazione e sospettato di aver commesso alcuni reati. Un’ex fidanzata del nazi fa vedere al detective le immagini al rallentatore dell’uccisione di Carlo Giuliani: il ragazzo era presente in Piazza Alimonda alle 17 e 27 del 20 luglio. Una presenza inquietante e apparentemente inspiegabile. Sandrone riesce a mettersi in contatto e ad incontrare alcuni mediattivisti e militanti che stanno provando a ricostruire tutta la verità su Genova. L’incontro è fissato in occasione della manifestazione ad un anno dalla morte di Carlo. Il detective parte da Milano con il treno speciale dei manifestanti. Da tempo ha maturato un approccio distaccato e cinico nei confronti della politica e dei movimenti, ma il clima che lo circonda non lo lascia indifferente. Si rende conto che non ci sono solo ragazze e ragazzi, ma anche genitori, militanti storici, pezzi diversi del movimento. Si accorge che lo sdegno e la rabbia per la repressione, ad un anno di distanza, continuano a mobilitare. Nella trasferta genovese Sandrone apprende dai suoi interlocutori che a Genova c’erano alcuni neo-nazisti, anche se non si riesce a capirne le ragioni. Non hanno partecipato agli scontri, non hanno fatto nulla e dopo l’assassinio di Giuliani se ne sono andati. Dazieri scoprirà il perché proseguendo con le indagini. Il loro obiettivo era fare una strage: per questo pochi giorni prima del G8 avevano svaligiato un’armeria. L’omicidio di Carlo ha poi stravolto i loro piani, poiché di fatto le forze dell’ordine hanno rubato loro la parte. La banda di nazisti soddisferà però la propria sete di sangue uccidendo un paio di camerati sospettati di avere la lingua lunga.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Anche Sandrone Dazieri riesce, immancabilmente malconcio e ricercato da mezzo mondo, a cavarsela e a mettere al fresco i cattivi.      &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Genova 2001 è presente anche nel romanzo d’esordio di Tersite Rossi “E’ già sera, tutto è finito” (Pendragon, 2010, pp.470, 18 euro). A Genova si ritrovano, nel finale che rimane “sospeso”, tutti i protagonisti del libro. C’è Antonio, un giornalista di sinistra che si è ritirato a vita privata dopo avere indagato sulle alleanze indicibili dei primi anni ’90 tra la politica, i servizi segreti e la mafia. E dopo aver provato a combattere il potere, uscendone però ogni volta sconfitto. Ci sono le ragazze e i ragazzi di Gazzolino, un immaginario paesino del Trentino, che si ritrovano insieme dopo tanto tempo e dopo aver condiviso negli anni precedenti il tentativo di cambiare la politica del proprio territorio e di romperne le consorterie trasversali. E c’è G.P., di cui non si conoscerà mai la vera identità, abituato a muoversi con tranquillità in quella zona di confine tra criminalità organizzata, istituzioni e servizi. Sente evidentemente odore di sangue, repressione e la possibilità di restringere ulteriormente gli spazi democratici. A Genova si ritrovano, perciò, pronti a fronteggiarsi di nuovo tanto quelli che hanno cercato di resistere e di opporsi quanto chi ha passato la propria vita nell’ombra per smontare pezzo per pezzo i principi della nostra Costituzione. Genova viene, giustamente, rappresentata da Tersite Rossi come un luogo di ripresa della lotta e di ritrovo dei ribelli di ieri e di oggi, e dell’articolazione di nuove trame nere e sanguinarie.     &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;  Questi sono alcuni autori che, con i loro libri, hanno offerto differenti “variazioni sul tema” di quelle giornate contribuendo a tenere alta in particolare l’attenzione per l’omicidio di Carlo e le violenze sui manifestanti. Non sono certo gli unici. Pensiamo, ancora, all’incipit de “Il giro di boa” di Andrea Camilleri, in cui il commissario Montalbano decide di dimettersi dalla polizia perché sconcertato e scosso dalla gestione del G8. Sono solo poche pagine iniziali, ma sono “arrivate” ai tantissimi lettori di Montalbano.  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dimostrano una volta di più quanto Genova 2001 abbia scavato nella memoria di tanti, abbia riacceso la voglia di cambiare il mondo e l'inquietudine per una democrazia che, in questi decenni, è stata oscurata troppe volte.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nando Mainardi&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9148835576142897269-6867276271009817333?l=ilblogdinandomainardi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ilblogdinandomainardi.blogspot.com/feeds/6867276271009817333/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=9148835576142897269&amp;postID=6867276271009817333' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9148835576142897269/posts/default/6867276271009817333'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9148835576142897269/posts/default/6867276271009817333'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilblogdinandomainardi.blogspot.com/2011/07/sentimenti-sovversivi-dal-numero-di.html' title='SENTIMENTI SOVVERSIVI (dal numero di questo mese di Su la Testa)'/><author><name>nando mainardi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14173128029356118318</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-hoL726BdR3A/TfB8cp9qc0I/AAAAAAAAADE/vxyfQoQP7Js/s220/nm.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9148835576142897269.post-7445361899724567971</id><published>2011-06-20T01:06:00.003+02:00</published><updated>2011-06-20T11:54:10.105+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='prc'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='referendum'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='beni comuni'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='federazione della sinistra'/><title type='text'>IL VENTO DEL CAMBIAMENTO INVESTE TUTTO,ANCHE NOI.</title><content type='html'>La vittoria dei referendum è un grande passo in avanti, un segnale inequivocabile e, al contempo, un’accelerazione nello spostamento a sinistra del Paese. Dopo le amministrative, il governo è stato di nuovo sconfitto: deve andarsene, e ora ci vuole un salto di qualità nella mobilitazione popolare per chiederne le dimissioni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Indubbiamente Berlusconi è stato colpito al cuore: la cancellazione del legittimo impedimento è un segnale nettissimo e senza appello contro l’utilizzo del governo e del potere istituzionale da parte del premier per sottrarsi ai processi e per questa via continuare a fare i propri affari.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il secondo pronunciamento popolare contro il nucleare, dopo il referendum del 1987, mostra un’opinione pubblica attenta e “permeabile”. Fino a pochi mesi fa tutti i sondaggi davano, infatti, gli italiani favorevoli al ritorno del nucleare nel nostro Paese. Il disastro giapponese ha aperto una falla, ha sollevato domande inquietanti, ha riattivato la voglia di informarsi e la mobilitazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma certamente il risultato più importante e clamoroso, dal punto di vista politico, riguarda i referendum sull’acqua pubblica. Già a partire dalla raccolta delle firme si è mossa ed è cresciuta una “coalizione dal basso”, formata da singoli, comitati, associazioni, forze sociali e politiche. Ha sfidato i poteri e le diverse sponde politiche che dalle privatizzazioni hanno tutto da guadagnarci. Ed ha incontrato tante e tanti interessate/i ad ascoltare e a firmare perchè indisponibili alla mercificazione di un bene comune come l’acqua.&lt;br /&gt;Il nodo dell’acqua pubblica scava in profondità e va oltre il semplice antiberlusconismo esattamente perchè, in questi anni, destra e centrosinistra sono andate a braccetto nel declinare le privatizzazioni. Ora, quelle politiche escono clamorosamente sconfitte e smentite dal voto referendario.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Anche il Partito Democratico si è mobilitato in queste settimane e, a sua volta, ha dato un contributo decisivo al raggiungimento del quorum, con l’obiettivo di dare la spallata finale a Berlusconi. Su questo la “coalizione dal basso” deve continuare a farsi sentire: non ha perso solo Berlusconi, cosa molto importante, ma hanno perso le politiche basate sulla mercificazione dei beni comuni, dei territori e della salute. E deve andare avanti oltre la scadenza referendaria, chiedendo una discontinuità reale sulle politiche. Va cioè evitato il tentativo – che ci sarà – di “capitalizzare” i risultati referendari nello schema bipolare, secondo cui perde uno schieramento e vince l’altro, sul terreno però di una continuità politica di fondo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questa vittoria referendaria, inoltre, è un contributo alla ricostruzione della politica come luogo collettivo e partecipato, dentro cui si articolano i conflitti. Non è infatti legata a nessuna elezione diretta, a nessun volto da votare e a nessun leader da applaudire. E’ soprattutto il frutto di una costruzione reticolare, plurale e collettiva e dello spostamento progressivo dell’opinione pubblica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Anche per questo Rifondazione Comunista e la Fds devono investire fortemente in quella direzione. Anche interrogandosi: sulle forme, sulle modalità, sui linguaggi e sul coinvolgimento della mobilitazione. Come è possibile contribuire e lavorare perchè quella “coalizione dal basso” sia sempre più, pur nella pluralità e in un’articolazione anche conflittuale, una soggettività politica in grado di mettere in discussione le politiche neo-liberiste? Come è possibile, per quanto riguarda noi, andare al di là di una generosa e indispensabile partecipazione, di un apporto organizzativo che spesso e volentieri, nei territori, c’è stato?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ed infine è chiaro che la battaglia sui beni comuni ci dà segnali preziosi per ripensare il comunismo del terzo millennio. Perchè è vero che questa mobilitazione e questa vittoria cambiano la situazione politica e il Paese. Ma devono cambiare anche noi. Chiamano in causa, per l’appunto, le nostre priorità, le nostre pratiche e i nostri linguaggi. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non è in discussione il “se” essere comunisti, ma il “come” essere comunisti. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il vento sta cambiando e noi non dobbiamo, non possiamo restare fermi. Costruiamo la sinistra di alternativa e comunista, anche e soprattutto a partire da qui.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nando Mainardi - dal blog Piovono Pietre&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9148835576142897269-7445361899724567971?l=ilblogdinandomainardi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ilblogdinandomainardi.blogspot.com/feeds/7445361899724567971/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=9148835576142897269&amp;postID=7445361899724567971' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9148835576142897269/posts/default/7445361899724567971'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9148835576142897269/posts/default/7445361899724567971'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilblogdinandomainardi.blogspot.com/2011/06/il-vento-del-cambiamento-investe.html' title='IL VENTO DEL CAMBIAMENTO INVESTE TUTTO,ANCHE NOI.'/><author><name>nando mainardi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14173128029356118318</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-hoL726BdR3A/TfB8cp9qc0I/AAAAAAAAADE/vxyfQoQP7Js/s220/nm.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9148835576142897269.post-1653009244928751745</id><published>2011-06-10T11:56:00.006+02:00</published><updated>2011-06-10T21:13:36.840+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='piacenza'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='prc'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='fausto bertinotti'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='domenico piroli'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='nuccio tirelli'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='psiup'/><title type='text'>RICORDO DI NUCCIO TIRELLI</title><content type='html'>&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-xTBybX-bjns/TfHscw_8nxI/AAAAAAAAADk/td7Ffr6hJu0/s1600/nuccio.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 269px; height: 187px;" src="http://3.bp.blogspot.com/-xTBybX-bjns/TfHscw_8nxI/AAAAAAAAADk/td7Ffr6hJu0/s320/nuccio.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5616530189241327378" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nuccio Tirelli è stato un dirigente "storico" della sinistra di alternativa piacentina. Ha militato nel Psi, nello Psiup, nel Pci e infine è approdato a Rifondazione Comunista. Malato da tempo, se ne è andato nel gennaio del 2011. A qualche mese dalla sua morte, pubblico il discorso che feci in occasione dell'intitolazione della sala riunioni del Prc di Piacenza a Nuccio. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tra i miei diversi difetti e le mie diverse mancanze, dimentico spesso di restituire i libri che gli amici mi prestano. Poi capita che a casa quei libri mi finiscano tra le mani, e mi trovo a sfogliarli. Non capita con tutti i libri, ma capita che - magari ripromettendomi di restituirlo alla prima occasione - dica tra me e me che quello che ho tra le mani è un bel libro. E capita, non con tutti i libri e non con tutte le persone, che quel libro ti racconti non solo di sè e di chi l'ha scritto, ma anche di chi te l'ha prestato. Capita che ti racconti un pezzo della sua vita. Dico tutto questo per dire che io ho un libro che Nuccio Tirelli - quando ci siamo conosciuti, una quindicina d'anni fa - mi ha prestato e che io non gli ho mai restituito. Ed è un libro che dice molto del percorso politico e di vita di Nuccio. E' il primo numero dei Quaderni Rossi di Panzieri. Schematizzando, i Quaderni Rossi furono una rivista eterodossa che uscì tra il 1961 e il 1966, in sei numeri; una pietra miliare dell'operaismo italiano. Un laboratorio politico e culturale che metteva al centro la fabbrica, gli operai, la lotta di classe; l'idea secondo cui tu, per essere un rivoluzionario, non dovevi conoscere soltanto i grandi classici, ma soprattutto le fabbriche e i lavoratori. I Quaderni Rossi mettevano al centro il lavoro comune, in particolare attraverso lo strumento dell'inchiesta, degli intellettuali e dei lavoratori. E i Quaderni Rossi, che ebbero il proprio "epicentro" a Torino, rimandano ad un'altra grande esperienza di cui Nuccio parlava spesso e che avvenne proprio in quegli anni: il suo lavoro a Torino alla Cgil nei chimici. Una fase in cui peraltro conobbe tante figure di rilievo della sinistra italiana, tra cui - ad esempio - Fausto Bertinotti. Un'amicizia che è rimasta nel tempo: quando Bertinotti veniva a Piacenza, la prima cosa che faceva era cercare Nuccio per salutarlo e per abbracciarlo. Mi ricordo, in particolare, quando Bertinotti venne a Fiorenzuola nel 2006 alla chiusura della nostra campagna elettorale per le politiche. Eravamo al teatro Verdi, e quando Bertinotti concluse il comizio e vide Nuccio, che era già molto malato, scese dal palco per andare ad abbracciarlo e partì un grande e commosso applauso. Dico tutto questo per arrivare ad un punto, che secondo me è molto importante. Nei giorni immediatamente successivi alla sua morte, tanti - e noi tra questi - hanno giustamente affermato, ricordando Nuccio, che con la sua scomparsa se ne era andata una grande figura della sinistra e della politica piacentina e non solo piacentina. E il fatto che diversi dirigenti politici e del sindacato lo abbiano riconosciuto, malgrado abbiano fatto nel tempo scelte diverse da Nuccio, ci dice una volta di più della grande stima nutrita per Nuccio – dal punto di vista personale e politico. Ma c’è un aspetto che va affiancato a questa giusta considerazione. Va fatto non per un puntiglio ideologico o per mettere qualche bandierina, ma per fare un atto di verità e di lealtà proprio nei confronti di Nuccio. Nuccio era sì una grande figura della sinistra piacentina, ma non di una sinistra generica cui tutti, senza differenze, possano in un qualche modo richiamarsi. Nuccio si è sempre mosso, dall’inizio alla fine, sul terreno della sinistra di alternativa, anticapitalista e comunista; della sinistra che non abbassa la testa e che vuole cambiare il mondo. Nuccio si mosse sul terreno della sinistra di alternativa quando,a vent’anni, rinunciò al posto fisso in banca per fare il dirigente politico e sindacale. Nuccio era di nuovo da quella parte quando attraversò la grande stagione di lotte degli anni ’60 e ’70; ed era lì quando, da assessore a Piacenza nella seconda metà degli anni ‘70, fu uno dei maggiori protagonisti della nascita dei servizi sociali, della rete degli asili nidi, della partecipazione basata sul decentramento. Fu cioè protagonista di una fase in cui, anche sul terreno istituzionale, si raccoglievano i frutti delle lotte, dei conflitti e dei movimenti degli anni precedenti. E fu da quella parte quando, unico del gruppo dirigente del Pci piacentino, scelse di iscriversi a Rifondazione Comunista – il suo partito dal 1992 ad oggi - e di non seguire la progressiva deriva moderata del Pds e di ciò che è venuto dopo; una deriva che porta oggi i dirigenti del Partito Democratico, quando gli si chiede cosa pensino degli accordi di Pomigliano e di Mirafiori, nella migliore delle ipotesi a balbettare e nella peggiore a schierarsi con Marchionne. Sottolineo questo non per polemizzare, ma perché per me la figura di Nuccio Tirelli parla anche all’oggi e ci interroga di nuovo, e non può essere nè consegnata al passato nè ai revival. Il percorso politico e di vita di Nuccio Tirelli mantiene la propria attualità se viene riconosciuto proprio il punto di incontro tra il suo essere di sinistra e il suo essere un comunista e un anticapitalista. Le due cose vanno insieme, e negarlo significa appunto consegnare Nuccio al passato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Chiudo il mio ricordo con alcuni flash personali su Nuccio. Io l’ho conosciuto una quindicina d’anni fa, nel 1994, quando mi sono iscritto a Rifondazione. E la cosa che più colpiva, parlando con lui, era – di nuovo – la centralità degli operai. Per lui i lavoratori, le fabbriche e la lotta di classe erano il motore della politica e della società e tu, se volevi essere un bravo comunista, dovevi partire da lì. Non lo sosteneva solo ai tempi dei Quaderni Rossi, ma appunto ha continuato a sostenerlo in tutti questi anni, malgrado le sconfitte e l’arretramento sociale complessivo. Secondo flash: l’attenzione per i giovani. Per Nuccio i giovani, in un’organizzazione politica, erano il futuro; non solo perché lì nascevano i nuovi gruppi dirigenti, ma perché lui era interessato al punto di vista di chi veniva da esperienze di vita e generazionali diverse dalla sua. Cercava sempre il confronto e il tuo punto di vista. Terzo flash: il rigore. Nuccio era uno che interveniva alle riunioni leggendo interventi scritti. Come dire che, se intervenivi, dovevi avere studiato, partendo dai dati legati al territorio eccetera. Faceva circolare tra i compagni i suoi interventi. Non parlava mai a caso. Quarto flash: il fatto che, malgrado fosse rigoroso e abbia fatto per una vita il dirigente di partito e sindacale, non avesse un approccio grigio o burocratico. Ricordo un nostro congresso provinciale, nel novembre del 1996 a S.Antonio, quando ci fu - nel primo giorno di lavori - una discussione piuttosto dura e aspra. Nuccio, il giorno dopo, non rispose a quella polemica con un intervento, ma scrivendo una poesia ironica, ciclostilandola con Renée e consegnandola a tutti delegati. Quinto flash: l’ultima volta che ho visto Nuccio. Ho visto Nuccio l’ultima volta qualche mese fa. Sono andato a casa sua con il "grande guastatore" della sinistra piacentina, Domenico Piroli. Domenico portò pane, salame e vino, e abbiamo passato mezza giornata – con Renèe, Federica e Elodie, a mangiare, bere, parlare e sorridere. E io mi sono sentito un po’ spettatore perché sapevo che quello era un “rito” di Nuccio, Domenico e Renée ripetuto in tante campagne elettorali del passato, ai tempi dello Psiup, e anche successivamente – al di là delle diverse scelte politiche. Nuccio non riusciva a parlare per la malattia, parlava con gli occhi e i suoi occhi – quel giorno – sorridevano perché appunto quel rito si ripeteva ancora. Chiudo, citando il finale di una poesia di un grande poeta e scrittore italiano. Parole che ci dicono della vita di Nuccio e anche di noi. Sono molto note, sono di Pierpaolo Pasolini e parlano della bandiera rossa. “Tu che vanti già tante glorie borghesi e operaie, ridiventa straccio, e il più povero ti sventoli”. Noi ci proviamo e ci proveremo anche a nome di Nuccio Tirelli.     &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nando Mainardi&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9148835576142897269-1653009244928751745?l=ilblogdinandomainardi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ilblogdinandomainardi.blogspot.com/feeds/1653009244928751745/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=9148835576142897269&amp;postID=1653009244928751745' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9148835576142897269/posts/default/1653009244928751745'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9148835576142897269/posts/default/1653009244928751745'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilblogdinandomainardi.blogspot.com/2011/06/ricordo-di-nuccio-tirelli.html' title='RICORDO DI NUCCIO TIRELLI'/><author><name>nando mainardi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14173128029356118318</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-hoL726BdR3A/TfB8cp9qc0I/AAAAAAAAADE/vxyfQoQP7Js/s220/nm.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-xTBybX-bjns/TfHscw_8nxI/AAAAAAAAADk/td7Ffr6hJu0/s72-c/nuccio.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9148835576142897269.post-6507617738246155634</id><published>2011-06-09T02:01:00.000+02:00</published><updated>2011-06-09T02:09:55.172+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='P2'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Oridne Nuovo'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='ufficio affari riservati'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Federico Umberto D&apos;Amato'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='strage Piazza Fontana'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='giacomo pacini'/><title type='text'>RECENSIONE DEL LIBRO DI GIACOMO PACINI SULLA STORIA DELL'UFFICIO AFFARI RISERVATI</title><content type='html'>&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-EzbN8mow4gc/TfAOFB8xB5I/AAAAAAAAAC4/puqtXNkjVdY/s1600/CuoreOcculto.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 110px; height: 181px;" src="http://4.bp.blogspot.com/-EzbN8mow4gc/TfAOFB8xB5I/AAAAAAAAAC4/puqtXNkjVdY/s320/CuoreOcculto.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5616004214916450194" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Giacomo Pacini, Il cuore occulto del potere. Storia dell'ufficio affari riservati del Viminale (1919-1984), ed. Nutrimenti, 2010, pp. 256, € 14,00&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ricostruire la storia dei nostri servizi segreti serve indubbiamente a capire la storia recente del nostro Paese e la qualità della nostra democrazia. Giacomo Pacini, con Il cuore occulto del potere. Storia dell’Ufficio Affari riservati del Viminale, dà un contributo in questa direzione: non svela segreti inediti e sconvolgenti, ma prova a mettere insieme i diversi tasselli con un utilizzo rigoroso dei documenti, delle sentenze e delle testimonianze. Ne emerge un quadro a tratti compiuto e definito, a tratti sfocato e sfuggente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E’ un dato assodato, ad esempio, la continuità tra l’Ovra – la polizia segreta fascista – e l’Ufficio Affari riservati sul piano del personale e delle modalità organizzative: segno evidente della “riconversione” repubblicana – nel nome dell’anticomunismo e sotto l’attenta regia dei servizi segreti americani - di agenti fino a poco prima convinti e spietati servitori del fascismo e della RSI. Così pure Pacini ricostruisce una fase particolarmente inquietante della storia dell’Uar: la “rivoluzione triestina”, e cioè la promozione al vertice degli Affari riservati – alla fine degli anni ’50 e per volere del ministro degli Interni Tambroni - della dirigenza della Questura di Trieste. Avvalendosi di tecnologie inedite e avanzate per il nostro Paese, i “triestini” misero sotto controllo gran parte della classe dirigente dell’epoca, fino a quando Tambroni stesso non si accorse di essere controllato, e quindi potenzialmente ricattabile. &lt;br /&gt;Pacini ricorda, a questo proposito, l’ipotesi secondo cui il governo Tambroni, qualche mese dopo, sarebbe caduto non solo per i fatti del luglio del ’60, ma perché era troppo fresco – nella stessa Democrazia Cristiana - il ricordo dei “triestini” e l’idea che esistesse da qualche parte un archivio segreto contenente vizi, ruberie e peccati degli uomini di governo e di potere. &lt;br /&gt;E' a partire dalla seconda metà degli anni '60 che avanza e s'impone Federico Umberto D'Amato, una delle figure più ambigue, difficilmente decifrabili e sfaccettate dei servizi segreti italiani. Uomo di fiducia del governo americano, ex repubblichino ma, secondo la propria ricostruzione ovviamente, persecutore di criminali di guerra nazisti, riuscì nel tempo a costruire una fitta rete di relazioni internazionali e nazionali che lo tenne, più o meno, al riparo dai maggiori scandali che colpirono i servizi italiani. &lt;br /&gt;L'Uar ebbe un ruolo provato nella strage di Piazza Fontana: bloccò le indagini e spinse per il trasferimento del commisario Juliano della squadra Mobile di Padova, colpevole di voler fermare i nazi-fascisti veneti di Ordine Nuovo che stavano terrorizzando l'Italia con le bombe sui treni e si stavano preparando alla strage; ancora, l'Uar evitò accuratamente e sistematicamente di informare, dopo la strage della Banca Nazionale dell'Agricoltura, la magistratura su indizi evidenti che avrebbero portato con largo anticipo a Freda, Ventura e soci. &lt;br /&gt;Non solo: fu attraverso la fonte "Anna Bolena" (e cioè l'impresario musicale milanese Rovelli) che l'Uar imbastì buona parte della pista anarchica mentre, negli anni successivi, emersero le relazioni - mai pienamente chiarite - con Stefano Delle Chiaie e Delfo Zorzi. &lt;br /&gt;L'Uar giocò un ruolo significativo anche nel fallito golpe Borghese, al punto che - rammenta Pacini - D'Amato venne dipinto come l'ispiratore e al contempo l'affossatore del colpo di Stato. L'obiettivo reale sarebbe stato, da una parte, compromettere e rendere ricattabili settori della destra eversiva e, dall'altra, diffondere presso l'opinione pubblica il terrore del golpe. &lt;br /&gt;L'Ufficio Affari Riservati cessò di esistere nel 1974, poco dopo la strage di Piazza della Loggia. Stava cambiando la fase politica a livello internazionale e stavano venendo meno alcuni presupposti della strategia della tensione: perciò lo Stato cominciò a smantellare gli apparati maggiormente collusi, riverniciandoli di nuovo, nascondendo la cenere sotto il tappeto e scaricando le figure più compromesse. D'Amato se la cavò, venne mandato a fare il capo del servizio di polizia di frontiera e continuò a giocare il proprio ruolo fino alla fine con ambiguità, arroganza e sfrontatezza. Spiegò i contatti tra il capo dell'ufficio stampa della Direzione Generale di Polizia e l'ordinovista Zorzi con il comune interesse per le lingue orientali. Affermò, una volta smascherato, di aver aderito alla P2 per scoprirne i segreti e informare le istituzioni. Tutto ogni volta finiva con il diventare un gioco di specchi, in cui ogni azione sarebbe stata ispirata dall'obiettivo contrario e in cui spariva ogni possibilità di scoprire la verità. In realtà - ricorda l'autore - D'Amato proseguì a svolgere incarichi riservati per il ministero degli Interni fino al 1984. &lt;br /&gt;Pacini, ricostruendo la storia dell'Ufficio Affari Riservati, ci ricorda quanta opacità e nebbia ancora oggi attraversino la nostra democrazia, e quanti ostacoli siano stati posti per provare a rendere impossibile conoscere fino in fondo alcune terribili verità.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nando Mainardi&lt;br /&gt;(pubblicata su Su la Testa e sul sito Carmilla nel luglio 2010)&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9148835576142897269-6507617738246155634?l=ilblogdinandomainardi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ilblogdinandomainardi.blogspot.com/feeds/6507617738246155634/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=9148835576142897269&amp;postID=6507617738246155634' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9148835576142897269/posts/default/6507617738246155634'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9148835576142897269/posts/default/6507617738246155634'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilblogdinandomainardi.blogspot.com/2011/06/recensione-del-libro-di-giacomo-pacini.html' title='RECENSIONE DEL LIBRO DI GIACOMO PACINI SULLA STORIA DELL&apos;UFFICIO AFFARI RISERVATI'/><author><name>nando mainardi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14173128029356118318</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-hoL726BdR3A/TfB8cp9qc0I/AAAAAAAAADE/vxyfQoQP7Js/s220/nm.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-EzbN8mow4gc/TfAOFB8xB5I/AAAAAAAAAC4/puqtXNkjVdY/s72-c/CuoreOcculto.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9148835576142897269.post-6087022276674785813</id><published>2011-05-28T01:49:00.000+02:00</published><updated>2011-05-28T02:00:04.395+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='jannacci'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='nicola arigliano'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='michelino croci'/><title type='text'>RICORDO DI NICOLA ARIGLIANO</title><content type='html'>&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-K_iE5XfgUWk/TeA6ZCHzpsI/AAAAAAAAACs/3hjD5EqOFOE/s1600/ARIGLAINO.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 212px; height: 320px;" src="http://2.bp.blogspot.com/-K_iE5XfgUWk/TeA6ZCHzpsI/AAAAAAAAACs/3hjD5EqOFOE/s320/ARIGLAINO.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5611549337444394690" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Nel 1995 feci una scommessa con Michelino Croci: lui sosteneva che Arigliano fosse morto da qualche anno, mentre io sostenevo che fosse ancora vivo. Tutto nasceva dal fatto che in quel periodo ascoltavo piuttosto ossessivamente una cassetta, appunto, del "cantante che non canta". Era una cassetta - questo lo seppi dopo - registrata ad insaputa di Arigliano stesso nel corso di alcune prove e pubblicata senza l'autorizzazione dell'interprete. In un brano addirittura smetteva di cantare e si metteva a chiacchierare con il fonico. Quello era il migliore Arigliano: accompagnato da un trio e senza grande orchestra, spaziando con il repertorio a destra e a manca. Comunque, decidemmo di risolvere la scommessa in modo rocambolesco: andando a cercare direttamente Arigliano. Se esisteva ancora, lo avremmo scovato. Il primo indizio ce lo diede un mio amico fiorenzuolano, ed era clamoroso: Arigliano era ancora vivo, e abitava in provincia di Piacenza, vicino a S.Antonio. Andammo perciò a S.Antonio e entrammo in un bar. La domanda era piuttosto demenziale: scusate, ma Arigliano abita da queste parti? Ad un tratto saltò fuori uno che sapeva: Arigliano aveva sì abitato in provincia di Piacenza, ma non a S. Antonio ma vicino a Nibbiano. E se n'era andato da un pezzo. Avrei poi scoperto che era vero: nella seconda metà degli anni '60, quando era un cantante di successo, Arigliano lasciò Milano ed andò ad abitare - fino al 1968 - sul Monte Sumino, vicino a Nibbiano, in una casa senza acqua e senza luce. Comunque, dopo qualche settimana, incappai in mio cugino - che lavorava nel campo musicale - e che telefonò al jazzista Franco Cerri, e saltarono fuori tutte le informazioni necessarie: Arigliano abitava a Magliano Sabina, in provincia - se non ricordo male - di Rieti. E in più diede pure il suo numero di telefono. Arrivato a quel punto, esagerai, telefonai ad Arigliano e presi un appuntamento con lui. Arigliano abitava in una frazione: c'era un gruppetto di case e lui stava in una villetta a schiera. Di quella chiacchierata, durata un paio d'ore, ricordo due cose. Arigliano abitava nella cantina della villa, mentre il piano superiore era completamente libero. Non aveva nessun disco, neanche i suoi. La seconda cosa è che lo tartassai di domande, e lui con grande pazienza rispose a tutto. Ci fu solo un attimo in cui si inalberò. Da jannacciano praticante gli chiesi delle sue collaborazioni con Enzo. Più o meno disse: Jannacci? E' da un pò che non lo sento più. Abbiamo litigato. E spiegò: quandò se ne andò sul Monte Sumino, Arigliano affittò il suo appartamento milanese in via Mameli proprio a Jannacci. E quando Arigliano rientrò nell'appartamento, dopo che Jannacci si era trasferito altrove, l'appartamento era completamente distrutto. "Mancavano fin i sanitari del cesso". Ci salutammo infine e me ne tornai a casa. Dopo qualche tempo Arigliano tornò a cantare e a incidere dischi. L'ho poi incontrato altre volte: ho tampinato Boiardi, quando era sindaco di Monticelli, perchè lo chiamasse al Monticelli Jazz, e ho fatto una chiacchierata pubblica con lui a Pianello prima di un suo concerto nell'ambito della manifestazione "Carovane". Recentemente è stato ripubblicato un suo disco molto bello, dell'80, con i testi di Claudio Bernieri e la musica di Arigliano stesso: l'unico disco "politico" di Arigliano e di cui, altro ricordo di quella lontana chiacchierata, andava orgoglioso. &lt;br /&gt;Morale dell'aneddoto: ci sono alcune scommesse che magari vinci, ma mai definitivamente. &lt;br /&gt;La scommessa con Michelino Croci (Arigliano vivo o morto), che vinsi nel 1995, l'ho persa poi nel marzo del 2010.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9148835576142897269-6087022276674785813?l=ilblogdinandomainardi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ilblogdinandomainardi.blogspot.com/feeds/6087022276674785813/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=9148835576142897269&amp;postID=6087022276674785813' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9148835576142897269/posts/default/6087022276674785813'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9148835576142897269/posts/default/6087022276674785813'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilblogdinandomainardi.blogspot.com/2011/05/ricordo-di-nicola-arigliano.html' title='RICORDO DI NICOLA ARIGLIANO'/><author><name>nando mainardi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14173128029356118318</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-hoL726BdR3A/TfB8cp9qc0I/AAAAAAAAADE/vxyfQoQP7Js/s220/nm.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-K_iE5XfgUWk/TeA6ZCHzpsI/AAAAAAAAACs/3hjD5EqOFOE/s72-c/ARIGLAINO.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9148835576142897269.post-3552896364151402124</id><published>2011-05-26T01:59:00.000+02:00</published><updated>2011-05-26T02:04:13.252+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='anni &apos;70'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='stefano tassinari'/><title type='text'>RECENSIONE DEL LIBRO "D'ALTRI TEMPI" DI STEFANO TASSINARI</title><content type='html'>&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-xeUICVxmTQ4/Td2YvYU1OVI/AAAAAAAAACg/HqgTtUZwSlc/s1600/parco_lambro.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 217px; height: 320px;" src="http://2.bp.blogspot.com/-xeUICVxmTQ4/Td2YvYU1OVI/AAAAAAAAACg/HqgTtUZwSlc/s320/parco_lambro.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5610808650524604754" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Stefano Tassinari prosegue a scavare, con i dieci racconti di "D'altri tempi" (Edizioni Alegre, 137 pp, 12 euro), negli anni '70.&lt;br /&gt;Sono storie con protagonisti diversi ma tutte raccontate al presente e in prima persona, a sottolineare l'assenza di neutralità, la presenza e la scelta di campo da parte dell'autore. &lt;br /&gt;Contrariamente a tanti che c'erano e oggi sono decisamente collocati altrove o fanno finta di non esserci mai stati, Tassinari non usa mai - scrivendo di quella grande stagione di lotte e di sconfitte, di sconvolgimenti e di morte - il passato remoto.&lt;br /&gt;Al contempo imprime ai suoi personaggi il tratto del distacco che consente il confronto con un tempo che se n'è andato: Brian Jones, il chitarrista dei Rolling Stone morto nel 1969, che ripercorre la sua vita intensa e breve; i due studenti universitari che scoprono la durezza della repressione e della violenza di stato degli anni '70 preparando una tesi sull'assassinio di Roberto Franceschi; l'incazzoso ex militante di Avanguardia Operaia che, sollecitato dalle domande di un giovane intervistatore, rievoca i fasti del Festival del proletariato giovanile del 1975 al Parco Lambro.  &lt;br /&gt;E quando invece i protagonisti parlano dal loro tempo, come il "matto" alla vigilia della chiusura dei manicomi in "Via della Ghiara" o l'ultimo condannato alla garrota della Spagna frachista, salta ogni filtro e tocca direttamente al lettore fare i conti con l'oggi.&lt;br /&gt;E, tra le tante figure che animano i dieci racconti e parlano al lettore, c'è sicuramente -  anche se non è una presenza "dichiarata" - Tassinari stesso. &lt;br /&gt;E' lui, 38 anni dopo, a trovarsi davanti alla lapide degli uomini e dei ragazzi ammazzati del "Bloody Sunday". Ed è ancora lui a rivolgersi a Francesco Lorusso provando a spiegargli cosa si prova a resistere a trent'anni di rivoluzione conservatrice. &lt;br /&gt;Tassinari pratica una vera e propria militanza della memoria in primo luogo per ricordare gli "angeli ribelli": i caduti della sinistra rivoluzionaria, cui è stato sottratta qualsiasi possibilità di futuro e che dal passato parlano ancora a chi vuole ascoltare e non ha cancellato. &lt;br /&gt;L'autore li ricorda: Francesco, Giorgiana, Walter, Piero, Fausto, Iaio, Valerio, Mario e tanti altri.&lt;br /&gt; Scolpiti e fermi nel tempo, nel tentativo di incendiare il mondo. &lt;br /&gt;Per questo ancora vivi eppure quotidianamente rimossi, traditi e dimenticati. &lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Nando Mainardi&lt;br /&gt;    &lt;br /&gt;(sul numero di maggio della rivista Su la Testa)&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9148835576142897269-3552896364151402124?l=ilblogdinandomainardi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ilblogdinandomainardi.blogspot.com/feeds/3552896364151402124/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=9148835576142897269&amp;postID=3552896364151402124' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9148835576142897269/posts/default/3552896364151402124'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9148835576142897269/posts/default/3552896364151402124'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilblogdinandomainardi.blogspot.com/2011/05/recensione-del-libro-daltri-tempi-di.html' title='RECENSIONE DEL LIBRO &quot;D&apos;ALTRI TEMPI&quot; DI STEFANO TASSINARI'/><author><name>nando mainardi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14173128029356118318</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-hoL726BdR3A/TfB8cp9qc0I/AAAAAAAAADE/vxyfQoQP7Js/s220/nm.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-xeUICVxmTQ4/Td2YvYU1OVI/AAAAAAAAACg/HqgTtUZwSlc/s72-c/parco_lambro.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9148835576142897269.post-928509853251792941</id><published>2011-05-21T00:34:00.000+02:00</published><updated>2011-05-21T00:39:59.452+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Scandaliato'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Sceresini'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Palma'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='strage'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='piazza fontana'/><title type='text'>RECENSIONE DI "PIAZZA FONTANA NOI SAPEVAMO"</title><content type='html'>&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-LsxFRmO5k-c/Tdbs7Fdh-nI/AAAAAAAAACE/uaTRko790h0/s1600/Strage-di-piazza-fontana-1968_1260470712.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px; height: 243px;" src="http://2.bp.blogspot.com/-LsxFRmO5k-c/Tdbs7Fdh-nI/AAAAAAAAACE/uaTRko790h0/s320/Strage-di-piazza-fontana-1968_1260470712.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5608930885759007346" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;"Piazza Fontana Noi sapevamo" (Aliberti editore, pp. 297, 17 euro) - il libro dei giovani giornalisti Sceresini, Palma e Scandaliato - dà la netta sensazione al lettore di essere ad un passo dalla verità sulla strage del 12 dicembre 1969. Gli esecutori non hanno ancora, con assoluta certezza, un nome ed un cognome ma i loro volti assumono fattezze e lineamenti ormai definitivi. Quei volti non sorprendono. I tre autori intervistano Gian Adelio Maletti, capo del controspionaggio dei servizi segreti militari italiani dal 1971 al 1974, che dal Sudafrica e ormai ottantottenne comincia ad aprire, confermare ed arricchire squarci di verità. Maletti (tessera n.499 della P2) a tratti si rifugia in dubbie amnesie o  prova a scaricare responsabilità pesantissime sul suo braccio destro dell'epoca, e da tempo defunto, Antonio Labruna, e allora i tre incalzano: ne viene fuori una narrazione stranamente corale della strategia della tensione, in cui i silenzi e le risposte ambigue e omertose del generale si alternano alle domande documentatissime e inequivocabili dei giornalisti. Ma Maletti per l'appunto parla anche, e conferma - contrariamente a tanti colleghi che si sono portati la verità nella tomba e che in vita hanno sempre negato - quanto già emerso nelle sentenze dei processi sulla strage. Gli autori furono i neo-fascisti delle cellule venete di Ordine Nuovo. Il generale si sofferma sulla provenienza dell'esplosivo, fondamentale per comprendere gli obiettivi e le dinamiche generali della strage. L'esplosivo partì da una base americana in Germania e venne consegnato agli ordinovisti, che agirono sotto la regia e le coperture dell'Ufficio Affari Riservati del Ministero degli Interni (il generale minimizza più che può, per ragioni comprensibili, il ruolo del Sid) . I mandanti furono perciò gli apparati governativi e i servizi segreti americani, con il silenzio e la complicità del governo e dei servizi italiani. La strage sarebbe stata un "incidente di percorso" non voluto nè dai mandanti nè dagli esecutori: la richiesta era di spaventare l'opinione pubblica e rendere accettabile e gradito l'arrivo di un governo autoritario e golpista; non di uccidere e rovinare la vita a decine e decine di persone e far sanguinare la coscienza democratica del Paese. Almeno questa è la versione di Maletti. Non c'è nessuno spazio per la teoria fantasiosa delle "doppie bombe" di cui ha scritto Paolo Cucchiarelli ne "Il segreto di Piazza Fontana". Gli autori materiali della strage furono quattro, "due dentro e due fuori", e Maletti - rispondendo con cenni, allusioni e monosillabi - indica nomi e cognomi. Gli assassini vennero protetti dai servizi al punto che chiunque fosse sul punto di parlare e confessare venne fatto sparire o tacere. L'intervista passa poi in rassegna i diversi e tragici capitoli della strategia della tensione, con il generale costantemente impegnato a negare le proprie responsabilità e al contempo a far allusivamente intravedere burattini e burattinai delle bombe e del terrore. La parte finale del libro vede i tre giornalisti impegnati a rintracciare gli assassini di Piazza Fontana, ed emerge una pista che potrebbe portare alla svolta: uno di loro, fuggito all'esterno subito dopo la strage, scappò probabilmente per dimenticare il sangue ed i morti e per tagliare i ponti con una militanza oggi rinnegata e nemica. Arrivare a lui potrebbe significare arrivare ad un ex fascista criminale disponibile a raccontare tutto ciò che accadde quel maledetto 12 dicembre 1969. Le trame e collusioni che attraversarono gli anni '60 e '70, descritte alternativamente da Maletti e dai suoi tre intervistatori, compongono una sorta di cancro gigantesco e mostruoso che macinò morti e consumò la nostra democrazia. C'è chi  ha combattuto quel cancro: non a caso la copertina di "Piazza Fontana. Noi sapevamo" mostra il mare di gente che partecipò, in una Milano in bianco e nero, ai funerali delle vittime della strage. E c'è chi combatte ancora adesso per arrivare, dopo tanti anni, a quanta più verità possibile. Citando "La ballata del Pinelli", i tre autori ricordano che "tra i padroni bisogna cercare". Proprio ciò che quelli come Maletti impedirono a suo tempo di fare.   &lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Nando Mainardi &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;pubblicato su Liberazione nel 2010&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9148835576142897269-928509853251792941?l=ilblogdinandomainardi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ilblogdinandomainardi.blogspot.com/feeds/928509853251792941/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=9148835576142897269&amp;postID=928509853251792941' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9148835576142897269/posts/default/928509853251792941'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9148835576142897269/posts/default/928509853251792941'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilblogdinandomainardi.blogspot.com/2011/05/recensione-di-piazza-fontana-noi.html' title='RECENSIONE DI &quot;PIAZZA FONTANA NOI SAPEVAMO&quot;'/><author><name>nando mainardi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14173128029356118318</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-hoL726BdR3A/TfB8cp9qc0I/AAAAAAAAADE/vxyfQoQP7Js/s220/nm.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-LsxFRmO5k-c/Tdbs7Fdh-nI/AAAAAAAAACE/uaTRko790h0/s72-c/Strage-di-piazza-fontana-1968_1260470712.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9148835576142897269.post-2567581460741476120</id><published>2011-05-17T15:27:00.000+02:00</published><updated>2011-05-18T02:01:47.178+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='fiorenzuola insieme'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='prc'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='fiorenzuola'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='compiani'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='sel'/><title type='text'>A FIORENZUOLA HANNO PERSO IL RAZZISMO E IL QUALUNQUISMO.</title><content type='html'>&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-2l8lD00fNt8/TdL_JQY8FlI/AAAAAAAAAB8/gtvZc4wUgQ0/s1600/fiore.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 240px; height: 320px;" src="http://2.bp.blogspot.com/-2l8lD00fNt8/TdL_JQY8FlI/AAAAAAAAAB8/gtvZc4wUgQ0/s320/fiore.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5607825020513162834" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;A Fiorenzuola le elezioni comunali sono andate indubbiamente bene. Il Sindaco uscente Giovanni Compiani ha preso il 52% con 4200 voti circa. Registra, ed è un dato costante nella nostra regione per le coalizioni di centrosinistra, un calo rispetto alle amministrative del 2006. Allora venne eletto con il 55% e con 4700 voti. Un arretramento sicuramente favorito dalla minor affluenza alle urne (dal 76% al 73%)e dalla dispersione determinata da un maggior numero di liste. Di certo l'Amministrazione comunale non ha deluso le cittadine e i cittadini, vista la nettezza della vittoria. Ma io penso che il risultato di Fiorenzuola Insieme, più che ai meriti di chi ha amministrato in questi anni la città, debba essere attribuito alla debolezza e all'inconsistenza degli avversari. Penso in primo luogo, ovviamente, alla destra che ha costruito la campagna elettorale su un mix tra il qualunquismo, il sottovuoto spinto sul fronte delle proposte e il razzismo. Per la Lega Nord e il Pdl esiste sul nostro territorio un'unica questione, l'immigrazione, e va risolta con il pugno di ferro. Un approccio talmente brutale e semplicistico che non ha convinto neppure l'elettorato di destra, per quanto abituato praticamente a tutto. Prova è che la Guglielmetti ha preso il 34% (2700 voti)a fronte del 44% (3800 voti) raggiunto cinque anni fa da Martini. In questo caso l'arretramento è ben più consistente rispetto a Fiorenzuola Insieme. Inoltre c'erano altre 2 liste, capitanate dall'ex sindaco leghista degli anni '90 Martini e dall'ex sindaco di centrosinistra Antelmi. 2 liste centriste, la prima dell'Udc e la seconda di Fli e Api, che puntavano ad erodere consensi rispettivamente alla destra e al centrosinistra. Martini ha centrato l'obiettivo, arrivando all'8% e al consigliere. Antelmi non ci è riuscito, fermandosi al 5% e rimanendo fuori dal consiglio. Anche da questo punto di vista il centrosinistra ha tenuto di più della destra. Bene, all'interno di Fiorenzuola Insieme, i candidati di sinistra. David Santi - segretario del Prc locale - con le sue 212 preferenze è stato tra i più votati, mentre è passata anche Sara Felloni di Sel con 169 voti. Se il responso elettorale e numerico è stato molto positivo per Fiorenzuola Insieme, il mio giudizio politico è più articolato: il centrosinistra locale ha fatto cose positive ma ha anche avuto in questi anni un approccio spesso autorefenziale, ed è necessario un rinnovamento - sul piano delle politiche e anche delle figure di governo. La sinistra presente in Consiglio Comunale dovrà lavorare unita nei prossimi anni in questa direzione. A patto che Sel questa volta giochi un ruolo più autonomo dal Pd. L'Idv è rimasta fuori dal Consiglio, mentre gli Indipendenti hanno scelto -  in nome dei nostri stessi obiettivi di rinnovamento della politica e del governo fiorenzuolano - di non presentarsi e di non giocare un ruolo pubblico nel corso della campagna elettorale. Insomma: abbiamo condiviso la stessa valutazione, ma le conseguenze sono state diverse. Se gli Indipendenti avessero scelto diversamente, rinnovando il proprio impegno in Fiorenzuola Insieme, oggi Prc, Sel e Indipendenti avrebbero potuto controbilanciare con molta più forza il Pd. Per questo credevo e credo che abbiano commesso un errore rilevante. Ora, in particolare, il Prc dovrà lavorare per unire quanto più sinistra possibile a Fiorenzuola, anche e soprattutto fuori dal consiglio comunale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nando Mainardi&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9148835576142897269-2567581460741476120?l=ilblogdinandomainardi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ilblogdinandomainardi.blogspot.com/feeds/2567581460741476120/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=9148835576142897269&amp;postID=2567581460741476120' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9148835576142897269/posts/default/2567581460741476120'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9148835576142897269/posts/default/2567581460741476120'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilblogdinandomainardi.blogspot.com/2011/05/fiorenzuola-hanno-perso-il-razzismo-e.html' title='A FIORENZUOLA HANNO PERSO IL RAZZISMO E IL QUALUNQUISMO.'/><author><name>nando mainardi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14173128029356118318</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-hoL726BdR3A/TfB8cp9qc0I/AAAAAAAAADE/vxyfQoQP7Js/s220/nm.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-2l8lD00fNt8/TdL_JQY8FlI/AAAAAAAAAB8/gtvZc4wUgQ0/s72-c/fiore.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9148835576142897269.post-3959481859314556747</id><published>2011-05-12T14:31:00.000+02:00</published><updated>2011-05-18T01:48:04.300+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='prc'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='genova'/><title type='text'>20 anni di Rifondazione Comunista visti da un quasi quarantenne.</title><content type='html'>&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-ieC2Wc1WXgY/TcvT11hRLRI/AAAAAAAAAB0/DsnjNMEq2y8/s1600/thumbnailCA1AD5XE.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 160px; height: 160px;" src="http://2.bp.blogspot.com/-ieC2Wc1WXgY/TcvT11hRLRI/AAAAAAAAAB0/DsnjNMEq2y8/s320/thumbnailCA1AD5XE.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5605807083045858578" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Mi sono iscritto a Rifondazione Comunista nel 1994. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Spesso e volentieri, quando parliamo degli iscritti, dei militanti e dei dirigenti del nostro partito, siamo molto schematici e tendiamo a uniformare le biografie: ci sono quelli che provengono dal Pci e quelli che provengono da Dp.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E invece, in questi 20 anni, Rifondazione Comunista è stata un luogo collettivo di incontri, scontri e crescita per compagne e compagne dalle provenienze e dai percorsi più diversi. Non un’unica o un paio di biografie adattabili a tutti, ma tante strade e provenienze diverse.A partire da chi non ha un passato o una particolare appartenenza precedente da raccontare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Io sono diventato comunista e ateo a 15 anni, nella seconda metà degli anni ’80. Le grandi lotte del decennio precedente mi affascinavano, ma sembravano già appartenere ad un passato distante: eravamo nel deserto dei conflitti e nella fase massima di rivincita del capitale. Ricordo di aver simpatizzato fortemente per i ragazzi che in Piazza Tienammen a Pechino, nel 1989, chiedevano più democrazia, senza per questo sentirmi meno comunista. Anzi. E ricordo i giorni del crollo del Muro di Berlino: non avevo nessuna simpatia o nessuna ragione per difendere regimi che mi sembravano l’opposto degli ideali per i quali erano nati.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Allo stesso tempo mi sentivo totalmente estraneo alla celebrazione e all’esaltazione del binomio mercato &amp; libertà. Era evidente il tentativo, con il fallimento di gran parte dei comunismi di stato novecenteschi, di seppellire ogni pensiero critico e ogni alternativa possibile di società. Nel 1991 gli studenti delle medie superiori si mobilitarono contro la prima guerra del Golfo: io ero tra loro. Mi sembrò incredibile e sbagliata la scelta del Pci di astenersi sull’intervento militare – di fatto avvallandolo – e ricordo la spaccatura che ci fu nei gruppi parlamentari. Era in corso la discussione lancinante sul superamento del Pci - che Occhetto aveva aperto dopo il crollo del muro di Berlino. Allora la vedevo così: mi sembrava necessaria una ricostruzione dalle fondamenta dell’identità comunista, e perciò pensavo che non fosse sbagliato in sè discutere di nomi e di simboli ma che sarebbe stata determinante la direzione politica scelta. Del resto il Pci mi sembrava una grande forza popolare, anche se da tempo in una fase discendente, e al contempo spesso e volentieri su posizioni prudenti e moderate. Insomma: un cambiamento avrebbe potuto liberare nuove risorse ed energie a sinistra. Su questo evidentemente sbagliavo, perchè di fatto i due congressi successivi alla Bolognina si basarono sulla rimozione della questione comunista e non su una ricostruzione critica e nuova – con protagonisti gruppi dirigenti che già da anni erano su posizioni liberaldemocratiche o comunque moderate. Ma, al di là di questo, il mio giudizio fu egualmente negativo: mi sembrava incredibile che il Pds si richiamasse ai valori della rivoluzione francese e non alle lotte e alle conquiste del movimento operaio e dei comunisti. Devo dire che non mi entusiasmava neppure il neonato Prc, che – banalizzando – identificavo con Armando Cossutta. Lo sottolineo perchè, quando si tratta di celebrazioni e anniversari, tutti c’erano fin dal primo momento – senza dubbi e sbavature. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tutti padri fondatori. Io no, e lo rivendico non perchè fossi nel giusto ma – di nuovo – per affermare la pluralità di percorsi che ha attraversato e arricchito in tutti questi anni Rifondazione Comunista. Mi sono iscritto al Prc più tardi, quando finalmente mi è sembrato evidente il tentativo – pur con limiti e esitazioni – di rifondare da sinistra senza rimuovere. Indubbiamente su questo Fausto Bertinotti ha avuto, a mio parere, numerosi meriti. Ma non si tratta solo di questo: il 1 gennaio 1994 comparirono sulla scena mondiale il sub-comandante Marcos e l’esercito zapatista, rilanciando e riempendo di significati nuovi la parola “rivoluzione”. Qualcosa, finalmente, si muoveva. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel mio percorso militante, facendo un balzo temporale in avanti, Genova ha rappresentato un discrimine, un cambio di passo. Ricordo una riunione all’aperto del mio circolo la sera dell’omicidio di Carlo Giuliani, e la decisione unanime di confermare la partenza il giorno dopo per Genova. E ricordo, quando sono salito sul pulmann la mattina dopo, lo stupore nel vedere per la prima volta – dopo anni -  nuove facce ad una manifestazione. In gran parte giovanissime/i. Da Genova è partita un’onda lunga, perlomeno nel nostro Paese e per noi, che ci ha portati a metterci in discussione, a ragionare sulle nostre categorie, a interrogarci di nuovo sulla rifondazione comunista, a coinvolgere nuove generazioni di militanti. E’ nella fase discendente di quella stagione di movimenti e di lotte che abbiamo commesso gli errori più gravi: in particolare, l’investimento e la curvatura sul governo come dimensione centrale e in un certo qual modo sostitutiva dei conflitti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Infine, facendo un altro balzo in avanti, voglio ricordare il congresso di Chianciano. Stretti tra un complessivo e ulteriore spostamento a destra della società e le conseguenze di alcuni nostri errori, ci siamo di nuovo trovati a discutere – pur nella superficialità e nella militarizzazione di un congresso – dell’utilità del nesso tra la rifondazione e l’identità comunista. Una vecchia canzone degli Area diceva “gli dei se ne vanno, gli incazzati restano“: Demetrio Stratos non poteva certo pensare al congresso del Prc di Chianciano, ma io sì. Abbiamo evitato lo scioglimento del Prc, anche se non è sufficiente un documento congressuale per affermare l’esistenza, l’attualità e l’efficacia della sinistra di alternativa. Quella partita è ancora aperta, e dobbiamo giocarcela provando a interrogarci sui nostri strumenti, sul nostro rapporto con il mondo e sulle nostre coordinate politiche-culturali di fondo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Come possiamo fare in modo che una ragazza o un ragazzo di vent’anni oggi – nata/o proprio quando il Prc venne fondato -  si senta chiamato in causa dalla rifondazione comunista? Credo che il nostro futuro dipenda da come sapremo porci collettivamente e rispondere a questa domanda.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per il resto buon compleanno, Rifondazione Comunista. Cerca di tenerti in salute, perchè devi fare ancora tanta strada.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nando Mainardi&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;pubblicato sul sito Piovono Pietre&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9148835576142897269-3959481859314556747?l=ilblogdinandomainardi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ilblogdinandomainardi.blogspot.com/feeds/3959481859314556747/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=9148835576142897269&amp;postID=3959481859314556747' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9148835576142897269/posts/default/3959481859314556747'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9148835576142897269/posts/default/3959481859314556747'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilblogdinandomainardi.blogspot.com/2011/05/20-anni-di-rifondazione-comunista-visti.html' title='20 anni di Rifondazione Comunista visti da un quasi quarantenne.'/><author><name>nando mainardi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14173128029356118318</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-hoL726BdR3A/TfB8cp9qc0I/AAAAAAAAADE/vxyfQoQP7Js/s220/nm.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-ieC2Wc1WXgY/TcvT11hRLRI/AAAAAAAAAB0/DsnjNMEq2y8/s72-c/thumbnailCA1AD5XE.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9148835576142897269.post-8036925679830088772</id><published>2011-05-11T16:42:00.000+02:00</published><updated>2011-05-11T16:49:18.218+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='lotta continua'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='parma'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='mariano lupo'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='pollutri'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='neofascisti'/><title type='text'>Omicidio di un operaio antifascista: recensione del libro di Piermichele Pollutri</title><content type='html'>&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-MIO5aqh7eNc/TcqhiRWQxLI/AAAAAAAAABs/9HJIWjDjcjE/s1600/2_parma25agosto.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 150px; height: 221px;" src="http://2.bp.blogspot.com/-MIO5aqh7eNc/TcqhiRWQxLI/AAAAAAAAABs/9HJIWjDjcjE/s320/2_parma25agosto.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5605470296360404146" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Il libro di Piermichele Pollutri “Parma 25 agosto 1972″ (Fedelo’s editrice, 160 pp., 16 euro) ha il merito di sottrarre all’oblio, attraverso la ricostruzione della vicenda, del contesto sociale e politico, nazionale e locale, l’omicidio dell’operaio e militante di Lotta Continua, Mariano Lupo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Pollutri si sofferma giustamente sulla matrice neo-fascista dell’omicidio, sui legami tra la destra radicale e “di movimento” e il Msi, sulle relazioni sotterranee locali tra i fascisti e la Dc, sul sostegno dei poteri forti e della stampa parmense a chi, con il terrore e i manganelli, si proponeva come il vero garante dell’ordine.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non solo Mariano Lupo non venne ucciso da semplici delinquenti, come sosteneva il Questore di Parma e la prima scandalosa sentenza emessa dalla Corte d’Assise di Ancona, ma i suoi assassini – i camerati Edgardo Bonazzi, Andrea Ringozzi e Luigi Saporiti – usarono la violenza, come molti altri, per attuare il progetto politico della destra eversiva di preparare nel Paese una torsione autoritari, brutalmente anticomunista e golpista.  L’autore ricorda in proposito che tra il 1969 e il 1974 vi furono nel nostro Paese 92 morti per fatti politici, di cui 63 uccisi da atti terroristici e criminali di destra, 10 in scontri con le forze dell’ordine, 8 in altre circostanze, 2 ad opera di ignoti e 8 attribuibili all’azione di organizzazioni di sinistra.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Parma fu una sorta di laboratorio per la destra fascista: era presente una vera e propria piccola galassia di sigle e organizzazioni, sostenuta economicamente sia dall’esterno sia da alcuni imprenditori locali, ed  erano presenti alcune figure – come ad esempio Claudio Mutti, frequentatore assiduo degli ordinovisti veneti – che ebbero indubbiamente un ruolo nazionale nell’articolazione della strategia della tensione. E a Parma i neo-fascisti dovevano assolutamente intervenire.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Vi erano una  tradizione antifascista forte e solida – il ricordo delle barricate dell’Oltretorrente era ancora vivo – e una presenza radicata e crescente dei movimenti e della sinistra extra-parlamentare che si era, a partire dalla fine degli anni ’60, affiancata al Pci. Pollutri ricorda  le lotte nelle fabbriche, l’occupazione dell’ospedale psichiatrico di Colorno, l’occupazione del Duomo da parte dei cattolici del dissenso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mariano Lupo pagò con la vita l’essere figlio di quella stagione straordinaria, di quelle lotte e di quella città. Pollutri indaga  anche le distanze profonde tra le organizzazioni storiche della sinistra e i gruppi, facendo propria la lettura della sinistra extra-parlamentare. Già nei primi anni ’70 il Pci – afferma l’autore – era totalmente assorbito dall’attività istituzionale di governo della città, producendo così una separatezza netta tra il gruppo dirigente e l’ampia base: l’ analisi del ruolo del Pci di Parma che Pollutri fa rischia di apparire semplicistica e schematica. Chiuso nelle stanze del potere, il Pci parmense – questo il punto di vista di Pollutri – sottovalutò la crescente violenza neo-fascista, le minacce e gli agguati nei confronti dei militanti della nuova sinistra. I dirigenti optarono per un antifascismo istituzionale, al contrario di tanti iscritti che partecipavano alle lotte, alle occupazioni e agli scontri con i fascisti. Una distanza che si ridusse solo nei giorni successivi dell’omicidio quando, interpretando un sentimento diffuso e popolare, un fiume di persone indignate andò a distruggere la sede del Msi. Al di là di alcune forzature nella ricostruzione storica, Pollutri ci ricorda che, una sera d’estate a Parma, un operaio di vent’anni venne ucciso all’uscita da un cinema. Il 25 agosto del 1972, a cinquant’anni dai giorni della ribellione dei quartieri popolare dell’Oltretorrente parmense contro i fascisti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Chi lo accoltellò non voleva uccidere soltanto un ragazzo, ma le lotte a cui aveva partecipato e i valori in cui credeva. Voleva uccidere la democrazia di cui parla la Costituzione.  E’ anche per questo che, dopo trentotto anni, è indispensabile ricordarsi di Mariano Lupo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nando Mainardi&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(pubblicata nel novembre 2010 dalla rivista Su la Testa e dal sito Piovono Pietre)&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9148835576142897269-8036925679830088772?l=ilblogdinandomainardi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ilblogdinandomainardi.blogspot.com/feeds/8036925679830088772/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=9148835576142897269&amp;postID=8036925679830088772' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9148835576142897269/posts/default/8036925679830088772'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9148835576142897269/posts/default/8036925679830088772'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilblogdinandomainardi.blogspot.com/2011/05/omicidio-di-un-operaio-antifascista.html' title='Omicidio di un operaio antifascista: recensione del libro di Piermichele Pollutri'/><author><name>nando mainardi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14173128029356118318</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-hoL726BdR3A/TfB8cp9qc0I/AAAAAAAAADE/vxyfQoQP7Js/s220/nm.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-MIO5aqh7eNc/TcqhiRWQxLI/AAAAAAAAABs/9HJIWjDjcjE/s72-c/2_parma25agosto.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9148835576142897269.post-4313759307659600045</id><published>2011-05-10T12:08:00.000+02:00</published><updated>2011-05-10T12:50:49.308+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='u.s. fiorenzuola'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='calcio'/><title type='text'>ELOGIO DI CRISTIAN ARENA</title><content type='html'>&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-IFblBynGKaQ/TckX1dxGW0I/AAAAAAAAABk/GfIRLx9rjfw/s1600/thumbnail.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 160px; height: 114px;" src="http://3.bp.blogspot.com/-IFblBynGKaQ/TckX1dxGW0I/AAAAAAAAABk/GfIRLx9rjfw/s320/thumbnail.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5605037418530364226" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Dopo non so quanti anni, ho ripreso - con mio cugino Bertinelli - a seguire l'U.s. Fiorenzuola. Ripescato dopo la retrocessione dell'anno scorso e quindi ancora in serie D, è partito malissimo e ora sta risalendo miracolosamente la china. Domenica c'era la Pavullese, seconda in classifica, e ho capito - in quell'ora e mezza passata sotto un'acqua della madonna - in modo più o meno compiuto il perchè di questo mio riavvicinamento. Perchè, molto banalmente, ritrovo un certo tipo di calcio che mi sembrava perduto e che a me risulta decifrabile e comprensibile. I numeri sono dall'1 all'11, e ad ogni numero corrisponde più o meno il ruolo "classico". In campo non vanno undici automi robotizzati, ma undici ragazzi. Quando andavo a vedere il Fiorenzuola 25 anni fa, mi sembravano adulti, uomini più o meno fatti. Oggi mi siedo nello stesso posto di allora in tribuna, e colgo la stessa distanza temporale, ma a ruoli grossomodo ribaltati. Domenica la partita è stata giocata sotto una pioggia battente, e il campo è diventato una gigantesca pozzanghera in pochi minuti. Alla fine non si capiva più il colore delle maglie, c'erano 22 giocatori con una casacca color fango. Mentre scivolavano cercando di beccare il pallone, mio cugino Bertinelli - quando si è accesa pure l'illuminazione contro il buio che avanzava - ha sentenziato: "sembra una partita di Mitropa Cup". Magari con radiocronaca di Ezio Luzzi, aggiungo io. Ci sono ancora partite così in serie A? Boh, lì i campi sembrano impermeabili. Nel secondo tempo il nostro numero 10, Cristian Arena, su cross non so di chi ha calciato al volo (con il collo-piede) e messo in rete. Ecco, Cristian Arena mi riconcilia con il calcio. Fa tutto quello che penso ci si debba aspettare da un numero 10. Corre il meno possibile e, quando gli arriva il pallone, punta inevitabilmente a fare la cosa più difficile, e anche le cose apparentemente molto banali diventano complicatissime. Passa la palla solo sotto tortura, perchè se potesse proverebbe a dribblare tutto e tutti, come nel monologo di Paolo Rossi su Beccalossi. Ma c'è un particolare: capita poi che faccia la cosa giusta. Un lancio improvviso, dove non te l'aspetti, a liberare un compagno di squadra davanti al portiere; una punizione piazzata all'angolino alto; appunto, un tiro al volo su un campo di fango e la seconda in classifica viene sconfitta. E il bello è che non ha sulla maglia il 41, il 19 o il 99, ma il numero 10. Proprio come deve essere.   &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nando Mainardi&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(pubblicato sul sito degli Ultras del Fiorenzuola nel novembre 2010)&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9148835576142897269-4313759307659600045?l=ilblogdinandomainardi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ilblogdinandomainardi.blogspot.com/feeds/4313759307659600045/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=9148835576142897269&amp;postID=4313759307659600045' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9148835576142897269/posts/default/4313759307659600045'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9148835576142897269/posts/default/4313759307659600045'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilblogdinandomainardi.blogspot.com/2011/05/elogio-di-cristian-arena.html' title='ELOGIO DI CRISTIAN ARENA'/><author><name>nando mainardi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14173128029356118318</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-hoL726BdR3A/TfB8cp9qc0I/AAAAAAAAADE/vxyfQoQP7Js/s220/nm.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-IFblBynGKaQ/TckX1dxGW0I/AAAAAAAAABk/GfIRLx9rjfw/s72-c/thumbnail.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9148835576142897269.post-1400342533148916449</id><published>2011-05-10T00:08:00.000+02:00</published><updated>2011-05-10T00:15:34.210+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='gambetta'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='democrazia proletaria'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='nuova sinistra'/><title type='text'>LA NUOVA SINISTRA TRA PIAZZE E PALAZZI: RECENSIONE DELL'ULTIMO LIBRO DI WILLIAM GAMBETTA</title><content type='html'>&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-m0jRIEyi8WY/TchnQO47TRI/AAAAAAAAABc/bK1yGXgCZDA/s1600/DemocraziaProletaria.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5604843264835013906" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 150px; CURSOR: hand; HEIGHT: 217px" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/-m0jRIEyi8WY/TchnQO47TRI/AAAAAAAAABc/bK1yGXgCZDA/s320/DemocraziaProletaria.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;William Gambetta, Democrazia proletaria. La nuova sinistra tra piazze e palazzi, Edizioni Punto Rosso / Archivio M. Pezzi, Milano, 2010, pp. 276, € 15,00.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Gambetta ha scritto un'interessante ricostruzione del percorso di Democrazia Proletaria. Al centro non c'è tanto la storia compiuta di Dp - che va dal 1978 al 1991 - quanto i diversi tentativi di costruire una casa comune elettorale e politica dei gruppi, dei movimenti e dei protagonisti delle lotte di quel decennio. E' in quella fase e in quel contesto che appaiono, per la prima volta e inizialmente solo come cartello elettorale, la sigla e il simbolo di Democrazia Proletaria. A Gambetta interessa in particolare la ricerca, discontinua e segnata da numerose conflittualità, da parte dei diversi soggetti della nuova sinistra di un nesso appunto "tra piazze e palazzi", di uno sbocco elettorale e istituzionale comune che si ponesse in linea con lo spostamento a sinistra della società avvenuto a partire dal '68. &lt;a name="more"&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Il punto di partenza è la sconfitta elettorale del 1972, quando le diverse liste a sinistra del Pci - e cioè Psiup, il Manifesto, il Movimento Politico dei Lavoratori e il Pc (m-l) - pur raccogliendo nel complesso circa un milione di voti rimasero fuori dal Parlamento. Una sconfitta che, inevitabilmente, aprì una ridefinizione della geografia politica nel campo della sinistra anticapitalista, una riflessione sulle scelte elettorali e, in particolare, sulla necessità di una modalità unitaria con cui presentarsi alle urne. La ricerca unitaria convisse con una competizione serrata tra i diversi soggetti, ognuno convinto di poter rappresentare in esclusiva e meglio degli altri le istanze rivoluzionarie, e tra diverse opzioni strategiche. Da una parte vi era infatti chi riteneva necessario un rapporto, per quanto critico, con la "sinistra storica" per preparare un governo finalmente alternativo alla Dc e anticipatore di una svolta socialista, e chi invece riteneva necessaria una rottura con quella sinistra e puntare - forti di quella chiarezza - a diventare un punto di riferimento per tutti i rivoluzionari. E'in questo dibattito che compare e viene adottata la sigla "Democrazia Proletaria", con cui la nuova sinistra si presenta - in gran parte unita - prima alle amministrative del 1975 e poi alle politiche del 1976. Le elezioni politiche portarono ad una nuova delusione: la nuova sinistra entrò sì in Parlamento, ma con l'1,5% e il dimezzamento dei voti delle elezioni precedenti. Il risultato aprì una nuova lacerante discussione interna che portò all'allontanamento dal percorso comune il Manifesto (che era confluito negli anni precedenti nel Pdup-pc) e la minoranza di Avanguardia Operaia, che risentì dello scioglimento di Lotta Continua e che portò, due anni dopo, al superamento del cartello elettorale e alla fusione di Ao, della sinistra del Pdup e della Lega dei Comunisti in un unico soggetto politico. Democrazia proletaria, appunto. Il congresso fondativo di Dp avvenne nei giorni del sequestro Moro, e da subito il nuovo partito si trovò in quel terreno assai stretto, tra la repressione di stato e il terrorismo, che vedeva al centro il rifiuto frontale del compromesso storico e del ruolo "compatibilista" del sindacato. Dp fu, in particolare agli inizi, un'esperienza originale ed eterodossa: la centralità del conflitto capitale-lavoro venne affiancata dalle priorità dei nuovi soggetti sociali e politici cresciuti nella seconda metà degli anni '70, a partire dal movimenti femminista e del '77. Abolì la figura del segretario nazionale, definì modalità di coinvolgimento diretto anche delle compagne e dei compagni non iscritti, provò a porsi come spazio politico a disposizione dei movimenti e delle lotte. Ma le elezioni furono nuovamente fatali: Dp, alle politiche del 1979, costituì insieme ad altri le liste di Nuova Sinistra Unita e raccolse lo 0,8% , rimanendo fuori dal Parlamento. Nsu puntava a raccogliere forze organizzate ed esponenti della sinistra anticapitalista nel modo più aperto possibile, anche se l'utilizzo di una sigla e di un simbolo mai visti prima contribuì evidentemente all'insuccesso elettorale. Entrarono invece in Parlamento e ottennero buoni risultati elettorali a sinistra il Pdup, che puntava a rilanciare il nodo del rapporto con il Pci, e il Partito Radicale, che stava attraversando la parte migliore e più avanzata della stagione referendaria. Le conseguenze del risultato elettorale furono decisamente negative: parallelamente a quanto avveniva nei movimenti cresciuti negli anni precedenti, il riflusso cominciò ad attraversare le fila del nuovo partito. Oltre a una parte dei militanti, uscirono da Dp figure particolarmente rappresentative quali Vittorio Foa e Silvano Miniati. Dopo la sconfitta, si aprì una nuova riflessione che portò Dp a investire politicamente - forse anche in modo difensivo - sul radicamento organizzativo del partito e su una ripartenza dalle fabbriche e dai luoghi di lavoro, definiti ora con più nettezza come i territori privilegiati della politica dell'alternativa anticapitalista. Gambetta, riempendo indubbiamente un vuoto, ricostruisce con attenzione e puntualità il dibattito, le diverse posizioni e i tormenti della nuova sinistra lungo gli anni '70. Il tentativo di diverse generazioni di militanti di costruire un soggetto politico rivoluzionario unitario che, in un qualche modo, sedimentasse l'onda d'urto del '68 si confrontò con fasi molto diverse e con diversi insuccessi elettorali. Eppure gran parte di loro andò avanti, rifiutando di rassegnarsi al ritorno al privato e a dichiarare definitivamente chiusa la partita. Una scelta che, mutatis mutandis, è interessante indagare e ricordare anche per l'oggi.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Nando Mainardi (pubblicata nel febbraio 2011 su Liberazione e sul sito Carmilla)&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9148835576142897269-1400342533148916449?l=ilblogdinandomainardi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ilblogdinandomainardi.blogspot.com/feeds/1400342533148916449/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=9148835576142897269&amp;postID=1400342533148916449' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9148835576142897269/posts/default/1400342533148916449'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9148835576142897269/posts/default/1400342533148916449'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilblogdinandomainardi.blogspot.com/2011/05/la-nuova-sinistra-tra-piazze-e-palazzi.html' title='LA NUOVA SINISTRA TRA PIAZZE E PALAZZI: RECENSIONE DELL&apos;ULTIMO LIBRO DI WILLIAM GAMBETTA'/><author><name>nando mainardi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14173128029356118318</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-hoL726BdR3A/TfB8cp9qc0I/AAAAAAAAADE/vxyfQoQP7Js/s220/nm.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-m0jRIEyi8WY/TchnQO47TRI/AAAAAAAAABc/bK1yGXgCZDA/s72-c/DemocraziaProletaria.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry></feed>
